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I cereali integrali.

I cereali integrali.

Sostituire i cereali integrali a quelli raffinati riduce l’assorbimento di calorie durante la digestione e accelera il metabolismo. A fornirne una prova sperimentale è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Precedenti studi epidemiologici hanno suggerito effetti benefici di grano, riso, avena e orzo integrali, ovvero ricchi di fibre, per il controllo glicemico e la sensibilità all’insulina. Mancavano però dati scientifici sulla loro supposta utilità nella regolazione del peso. Per colmare questa lacuna, ricercatori della Tufts University di Boston hanno realizzato uno studio randomizzato e controllato, su 81 uomini e donne di età compresa tra 40 e 65 anni. Nel corso di otto settimane hanno fornito loro pasti completi, per esser sicuri che i regimi alimentari differissero solo per il tipo di cereali e farine. Rispetto alle persone che mangiavano cereali raffinati, quelle che rispettavano una dieta con cereali integrali hanno perso un extra di 100 calorie al giorno, a causa di una combinazione di aumento del metabolismo basale a riposo e maggiori perdite fecali. Questo significa che la fibra ha avuto effetto anche sull’assunzione di calorie provenienti da altri alimenti. La fame e il senso di pienezza non erano invece statisticamente differenti tra le due diete. “Le calorie in eccesso perse erano equivalente a quelle di una camminata di 30 minuti o al godersi un biscotto in più al giorno”, ha detto l’autore senior dello studio, Susan B. Roberts, direttore dell’Energy Metabolism Laboratory dell’università. (fonte: ANSA)

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Buon umore? Sì a frutta e verdura

Buon umore? Sì a frutta e verdura!

Frutta e verdura non solo fanno bene alla salute dal punto di vista fisico ma sono un toccasana anche per l’umore. Aumentarne il consumo migliora il benessere psicologico in poco tempo, bastano due settimane.
È quanto emerge da uno studio neozelandese, dell’Università di Otago, pubblicato sulla rivista Plos One. Gli studiosi hanno preso in esame 171 persone, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che consumavano poca frutta e verdura. Sono stati divisi in tre gruppi, uno dei quali di controllo , e i ricercatori hanno svolto, in 14 giorni, due tipi di interventi che li hanno visti coinvolti: il primo con dei messaggi di testo che ricordavano, tramite il cellulare, di mangiare più frutta e verdura e con dei voucher prepagati per incentivarne il consumo, il secondo che prevedeva invece la fornitura diretta di due porzioni giornaliere in più di ortaggi e frutta fresca (carote, kiwi, mele e arance).
Dai risultati è emerso che tra i partecipanti che erano stati inseriti in quest’ultimo gruppo, a cui cioè erano state date in maniera diretta frutta a verdura, non solo il consumo di questi alimenti aumentava ma migliorava anche il benessere psicologico, rilevato tramite test appositi o riportato, in particolare per quanto riguarda vitalità e motivazione. Inoltre, chi era in questo gruppo tendeva a consumare più ortaggi e frutti crudi rispetto agli altri, che avevano ricevuto solo dei reminder o degli incentivi al consumo, che invece sceglievano più di frequente di cuocerli o mischiarli ad altri ingredienti.(fonte: ANSA)

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Patate e ipertensione

Patate e ipertensione.

Troppe patate nel piatto e aumenta il rischio di pressione alta: uno studio individua infatti un legame tra eccessivo consumo di patate e rischio ipertensione. La ricerca è stata condotta dall’ospedale Brigham and Women e la Harvard T.H. Chan School of Public Health a Boston e pubblicata sul British Medical Journal. Lo studio ha coinvolto decine di migliaia di persone tutte con pressione del sangue normale all’inizio della ricerca.
Gli epidemiologi hanno analizzato il diario alimentare dei partecipanti e visto quale fosse il consumo di patate di ciascuno. E’ emerso che coloro che consumavano 4 o più porzioni di patate a settimana (cucinate nei modi più disparati, da lesse a fritte al forno) avevano un rischio dell’11-17% maggiore di ammalarsi di ipertensione nel corso degli anni rispetto a chi si limitava a un consumo moderato (non più di una volta al mese) di questo alimento.
Infine, spiega Lea Borgi che ha diretto il lavoro, “abbiamo visto che se un partecipante sostituiva a una porzione di patate una verdura non contenente amidi, il suo rischio di ipertensione si riduceva”. (fonte: ANSA)

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Controllo del peso

Controllo del peso: l’attività fisica è importante, ma …

Non è l’esercizio fisico la chiave per il controllo del peso, come si potrebbe essere portati a pensare, ma piuttosto altri fattori tra cui la dieta che ha un ruolo cruciale. L’attività fisica ha moltissimi benefici, che vanno dalla riduzione del rischio di malattie cardiache, diabete e cancro fino a un maggior benessere a livello mentale e le persone che la praticano vivono più a lungo e più in salute. Ma può essere collegata anche a un aumento dell’appetito, cosa che porta a mangiare di più per compensare o ad essere meno attivi nel corso della giornata.
Emerge da uno studio della Loyola University di Chicago, pubblicato su PeerJ, parte di una ricerca denominata Met (Modeling the Epidemiologic Transition Study). “I risultati indicano che l’attività fisica può non proteggere dall’aumento di peso” evidenzia l’autrice, Lara R. Dugas. Per la ricerca sono state prese in esame 1944 persone, tra i 25 e i 40 anni, provenienti dagli Stati Uniti e da altri quattro Paesi: Ghana, Giamaica, Sudafrica e Seychelles. Per verificare il livello di attività fisica è stato chiesto loro di indossare un accelerometro per una settimana e sono stati misurati altri valori come peso, altezza e grasso corporeo all’inizio, dopo un anno e dopo due. Dalle misurazioni all’inizio della ricerca i ghanesi sono risultati quelli con un peso inferiore e più in forma, mentre erano gli americani ad avere i maggiori problemi legati ai chili di troppo. Dai risultati è emerso un dato che ha sorpreso gli studiosi: l’aumento di peso totale in tutti i Paesi è stato maggiore tra coloro che rispondevano ai criteri delle linee guida per l’attività fisica. Ad esempio, gli uomini americani che vi avevano aderito risultavano aver guadagnato peso, mentre quelli che non soddisfacevano i criteri risultavano averlo perso.(fonte: ANSA)

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Alcuni rimedi contro il caldo

Alcuni rimedi contro il caldo.

Abbigliamento leggero, dai 10 ai 15 bicchieri d’acqua al giorno, niente alcol e poco caffè. Promosse invece pesche e albicocche che aiutano a rilassare l’organismo. Sono le poche, semplici regole per combattere l’afa proposte dall’Unione Nazionale Consumatori. Una guerra impari, quella contro il caldo torrido, ma che con qualche contromisura si può almeno tentare di combattere. Prima di tutto partendo dai vestiti. Leggeri, di cotone, lino e canapa.
C’è poi il capitolo climatizzatori. L’associazione consiglia di non regolarli a temperature polari, con il rischio di raffreddamenti pericolosi per la salute.
Assolutamente da evitare, in particolare per le categorie a rischio, bambini e anziani e cardiopatici, le passeggiate nelle ore più calde.
L’afa si sconfigge anche sotto la doccia: acqua tiepida e bagni frequenti aiutano ad abbassare la temperatura corporea. Le temperature africane di questi giorni si sconfiggono, però, anche a tavola. La prima regola, dicono dall’Unione nazionale consumatori, è sempre la stessa: bere spesso e bere tanto, almeno 10-15 bicchieri di acqua al giorno anche se non si ha sete. Spazio anche a spremute e succhi di frutta. Bandite le bevande alcoliche e anche il caffè in dosi eccessive perché disturbano il riposo notturno già sufficientemente compromesso dal caldo afoso. Meglio quattro o cinque piccoli pasti al giorno, preferendo insalate, moderatamente condite, che rinfrescano e forniscono nutrienti essenziali. Bene pane, pasta e riso, sono invece da tenere a distanza gli alimenti conditi con molto sale e pepe, cibi in scatola e patatine fritte.(fonte: salute24.ilsole24ore).

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origano

Meglio condire con le erbe aromatiche: l’origano.

A esaltare gli effetti dell’origano, una delle erbe aromatiche più diffuse nella cucina mediterranea, sono i ricercatori dell’Università di Bonn e della Eidgenössischen Technischen Hochschule (ETH) di Zurgo. Da una ricerca pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Sciences, è emerso come nell’origano sia contenuta una particolare sostanza, il Beta-Cariofillene (E-BCP), efficace contro le infiammazione e contro le malattie, tipo l’osteoporosi o l’arteriosclerosi.
I responsabili della ricerca hanno somministrato la sostanza a dei topi con un infiammazione alla zampa. In sette casi su dieci ci sono osservati miglioramenti. Ora lo studio del Beta-Cariofillene deve proseguire per verificare l’effettiva utilizzabilità a livello farmacologico. E-BCP è un componente che è presente in molte erbe aromatiche e spezie, tra le quali, oltre all’origano, vanno ricordate il basilico, il rosmarino, la cannella e il pepe nero. Con una nutrizione standard si assumono giornalmente circa 200 milligrammi di questa molecola.
Chi consuma con maggiore regolarità cibi conditi con l’origano ha dunque più possibilità di rimanere sano – limitatamente al rischi di contrarre le malattie citate in precedenza. (fonte: salute24.ilsole24ore)

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prevenire l'Alzheimer

L’uva, ottimo alimento per la salute del nostro cervello.

Una dieta ricca di uva può essere l’arma in più per prevenire l’Alzheimer. Consumando questa frutta due volte al giorno per sei mesi si riduce, in persone con un decadimento precoce della memoria, il declino metabolico di aree del cervello correlate a questa malattia. È quanto emerge da una ricerca pilota, finanziata dalla California Table Grape Commission e condotta dall’Universita’ della California di Los Angeles su 10 persone, pubblicata su Experimental Gerontology. I partecipanti allo studio sono stati scelti in maniera random per ricevere una polvere di uva intera (equivalente a oltre due tazze di uva al giorno) o un placebo, simile per apparenza e gusto, senza polifenoli. Dai risultati è emerso che coloro che non avevano consumato uva hanno mostrato una significativa diminuzione del metabolismo in regioni critiche del cervello legate alla malattia di Alzhemeir. Al contrario, invece, chi aveva consumato questa frutta ha mostrato cambiamenti positivi nel metabolismo cerebrale, correlati a miglioramenti a livello cognitivo, di attenzione e di memoria. I polifenoli dell’uva- ricordano gli studiosi- hanno attività antiossidanti e antinfiammatorie e l’uva può supportare la salute del cervello in diversi modi: dalla riduzione dello stress ossidativo alla promozione di un flusso sanguigno sano, fino al mantenimento di livelli adeguati di una sostanza chimica chiave per la memoria. (fonte: ANSA)

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diete detox

Le diete “Detox”, una moda pericolosa e inefficace.

Nel giro di un giorno o di un mese promettono di far perdere peso, migliorare capelli, unghie e digestione, e stimolare il sistema immunitario: questi gli effetti propagandati delle diete detox, sempre più di moda, fatte ricorrendo anche a beveroni a base di erbe o altri rimedi alternativi, per purificare il corpo delle ‘scorie tossiche’ accumulatesi dopo qualche periodo di eccessi alimentari, come quelli natalizi. Una moda ”pericolosa e inefficace”, secondo i medici britannici del Milton Keynes Hospital che segnalano il caso di una donna ricoverata dopo aver preso rimedi a base di erbe e aver bevuto troppa acqua. La vicenda della donna di 47 anni, descritta sul British Medical Journal Case Reports, risale a qualche mese fa, ma è un monito, dicono gli specialisti, a tenere ben presente il rischio di queste disintossicazioni drastiche. Il concetto di depurarsi degli eccessi, scrivono nello studio, non è necessariamente salutare e non ha basi scientifiche. La donna aveva preso un cockctail di erbe e terapie alternative a base di latte di cardo, I-teanina (amminoacido del te’ verde), glutammina, composti della vitamina B, verbena e radice di valeriana, e bevuto moltissima acqua, te’ verde e di salvia prima di stare male. Poco prima di essere ricoverata, era svenuta e aveva avuto un attacco epilettico.
Dagli esami fatti in ospedale erano emersi livelli pericolosamente bassi di sodio nel corpo. ”L’idea di purificarsi con il nuovo anno usando prodotti tutti naturali è invitante per chi è più propenso alla medicina complementare – scrivono i medici – così come il consumo eccessivo di acqua per ‘lavare’ via dal corpo tutti i prodotti di scarto pericolosi. Ma i prodotti naturali non sono privi di effetti collaterali”. Sul tema è intervenuta anche l’Associazione dei dietisti britannici pubblicando un documento, in cui scrive che ”l’idea stessa di disintossicarsi è un’assurdità. Non ci sono infatti pillole, bevande, cerotti o lozioni miracolose che lo fanno. Il corpo ha un sistema ben collaudato con cui si purifica e rimuove scorie e tossine”. Organi come la pelle, l’intestino, il fegato e i reni, lo purificano continuamente da alcol, farmaci, prodotti della digestione, batteri, sostanze chimiche da inquinamento. ”Le diete detox sono più un mito commerciale che una realtà nutritiva – scrivono i dietisti britannici – Molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici e i benefici sono di breve durata. E’ meglio avere una dieta sana e variegata con uno stile di vita attivo, anzichè sottoporsi ad una dieta purificante”. (fonte: ANSA)

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La dieta mediterranea

La dieta mediterranea tutela anche il nostro cervello.

La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento e protegge il cervello. Negli anziani che la seguono il cervello infatti si restringe meno rispetto a chi non l’ha adottata. Lo ha verificato uno studio dell’università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology. La dieta mediterranea ha i suoi pilastri nella frutta, verdura, olio d’oliva, legumi e cereali, un moderato consumo di pesce, formaggio e vino e poca carne rossa e pollame. ”Quando invecchiamo, il cervello si restringe e perdiamo cellule cerebrali: tutto ciò influisce sulla memoria e l’apprendimento – commenta Michelle Luciano, coordinatrice dello studio – La nostra ricerca aggiunge un altro tassello ai tanti che indicano l’impatto positivo della dieta mediterranea sulla salute del cervello”. I ricercatori hanno raccolto le informazioni sulle abitudini alimentari di 967 persone sane di circa 70 anni. A 562 di loro hanno fatto una risonanza magnetica a 73 anni per misurare il volume del cervello, della materia grigia e lo spessore della corteccia, che è lo strato più esterno. Dopo 3 anni a 401 di loro hanno fatto una seconda risonanza magnetica, per valutare l’impatto della dieta mediterranea. Si è così visto che chi non l’aveva adottata aveva subito la perdita maggiore di volume del cervello rispetto a chi invece l’aveva seguita bene: una differenza dello 0,5% nel volume cerebrale, pari alla metà di quello che si ha col normale invecchiamento. Non è stata invece trovata una relazione tra dieta mediterranea, volume della materia grigia e spessore della corteccia, né tra il consumo di pesce e carne e cambiamenti del cervello, contrariamente a quanto rilevato da altri studi. ”E’ possibile che altri componenti della dieta mediterranea abbiano questo impatto o la loro combinazione presi tutti insieme – conclude Luciano – Il nostro studio evidenzia come la dieta dia una protezione di lunga durata al cervello”. (fonte: ANSA)

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colazione abbondante

Colazione da re, pranzo da principe e cena da mendicante…

Una colazione abbondante, consumata come pasto principale della giornata, aiuta negli anni a dimagrire o mantenere il peso. A rafforzare l’indicazione già nota è un ampio studio pubblicato sul Journal of Nutrition, che ha preso in esame le abitudini di ben 50.660 persone dai 30 anni in su, seguite in media per 7 anni nel corso della loro vita.
All’inizio, i ricercatori della School of Public Health di Loma Linda, in California, hanno invitato i partecipanti a compilare un questionario, specificando la loro storia medica, le pratiche alimentari, l’attività fisica. Quindi li hanno seguiti con questionari periodici. Ne è emerso che le persone che hanno mangiato regolarmente solo uno o due pasti al giorno hanno avuto una diminuzione dell’Indice di massa corporea (IMC).

Al contrario, coloro che hanno mangiato più di tre pasti al giorno tendevano a ingrassare, e più i pasti consumavano, comprese le merende, maggiore era il guadagno di peso. Le persone che facevano colazione regolarmente tendevano a perdere peso più di quelle che la saltavano. E, ancora più importante, i partecipanti il ​​cui pasto più grande della giornata era la prima colazione hanno registrato una forte diminuzione del IMC, a differenza di coloro che hanno fatto di pranzo o cena il loro pasto principale. Inoltre, saltare la cena contribuiva alla perdita di peso, così come lasciar passare 5 o 6 ore tra colazione e pranzo, astenendosi da snack. Infine, anche tra persone over 60 anni, chi faceva della prima colazione il pasto principale tendeva ad evitare il guadagno di peso tipico di questa fascia di età.
L’importanza della colazione è già stata dimostrata da precedenti studi, ma questa è la prima analisi condotta su un campione di popolazione così ampio. I risultati saranno presentati alla Conferenza Internazionale sulla Nutrizione in Medicina, in programma a Washington. (fonte: ANSA)

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