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Patate e ipertensione

Patate e ipertensione.

Troppe patate nel piatto e aumenta il rischio di pressione alta: uno studio individua infatti un legame tra eccessivo consumo di patate e rischio ipertensione. La ricerca è stata condotta dall’ospedale Brigham and Women e la Harvard T.H. Chan School of Public Health a Boston e pubblicata sul British Medical Journal. Lo studio ha coinvolto decine di migliaia di persone tutte con pressione del sangue normale all’inizio della ricerca.
Gli epidemiologi hanno analizzato il diario alimentare dei partecipanti e visto quale fosse il consumo di patate di ciascuno. E’ emerso che coloro che consumavano 4 o più porzioni di patate a settimana (cucinate nei modi più disparati, da lesse a fritte al forno) avevano un rischio dell’11-17% maggiore di ammalarsi di ipertensione nel corso degli anni rispetto a chi si limitava a un consumo moderato (non più di una volta al mese) di questo alimento.
Infine, spiega Lea Borgi che ha diretto il lavoro, “abbiamo visto che se un partecipante sostituiva a una porzione di patate una verdura non contenente amidi, il suo rischio di ipertensione si riduceva”. (fonte: ANSA)

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Controllo del peso

Controllo del peso: l’attività fisica è importante, ma …

Non è l’esercizio fisico la chiave per il controllo del peso, come si potrebbe essere portati a pensare, ma piuttosto altri fattori tra cui la dieta che ha un ruolo cruciale. L’attività fisica ha moltissimi benefici, che vanno dalla riduzione del rischio di malattie cardiache, diabete e cancro fino a un maggior benessere a livello mentale e le persone che la praticano vivono più a lungo e più in salute. Ma può essere collegata anche a un aumento dell’appetito, cosa che porta a mangiare di più per compensare o ad essere meno attivi nel corso della giornata.
Emerge da uno studio della Loyola University di Chicago, pubblicato su PeerJ, parte di una ricerca denominata Met (Modeling the Epidemiologic Transition Study). “I risultati indicano che l’attività fisica può non proteggere dall’aumento di peso” evidenzia l’autrice, Lara R. Dugas. Per la ricerca sono state prese in esame 1944 persone, tra i 25 e i 40 anni, provenienti dagli Stati Uniti e da altri quattro Paesi: Ghana, Giamaica, Sudafrica e Seychelles. Per verificare il livello di attività fisica è stato chiesto loro di indossare un accelerometro per una settimana e sono stati misurati altri valori come peso, altezza e grasso corporeo all’inizio, dopo un anno e dopo due. Dalle misurazioni all’inizio della ricerca i ghanesi sono risultati quelli con un peso inferiore e più in forma, mentre erano gli americani ad avere i maggiori problemi legati ai chili di troppo. Dai risultati è emerso un dato che ha sorpreso gli studiosi: l’aumento di peso totale in tutti i Paesi è stato maggiore tra coloro che rispondevano ai criteri delle linee guida per l’attività fisica. Ad esempio, gli uomini americani che vi avevano aderito risultavano aver guadagnato peso, mentre quelli che non soddisfacevano i criteri risultavano averlo perso.(fonte: ANSA)

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Alcuni rimedi contro il caldo

Alcuni rimedi contro il caldo.

Abbigliamento leggero, dai 10 ai 15 bicchieri d’acqua al giorno, niente alcol e poco caffè. Promosse invece pesche e albicocche che aiutano a rilassare l’organismo. Sono le poche, semplici regole per combattere l’afa proposte dall’Unione Nazionale Consumatori. Una guerra impari, quella contro il caldo torrido, ma che con qualche contromisura si può almeno tentare di combattere. Prima di tutto partendo dai vestiti. Leggeri, di cotone, lino e canapa.
C’è poi il capitolo climatizzatori. L’associazione consiglia di non regolarli a temperature polari, con il rischio di raffreddamenti pericolosi per la salute.
Assolutamente da evitare, in particolare per le categorie a rischio, bambini e anziani e cardiopatici, le passeggiate nelle ore più calde.
L’afa si sconfigge anche sotto la doccia: acqua tiepida e bagni frequenti aiutano ad abbassare la temperatura corporea. Le temperature africane di questi giorni si sconfiggono, però, anche a tavola. La prima regola, dicono dall’Unione nazionale consumatori, è sempre la stessa: bere spesso e bere tanto, almeno 10-15 bicchieri di acqua al giorno anche se non si ha sete. Spazio anche a spremute e succhi di frutta. Bandite le bevande alcoliche e anche il caffè in dosi eccessive perché disturbano il riposo notturno già sufficientemente compromesso dal caldo afoso. Meglio quattro o cinque piccoli pasti al giorno, preferendo insalate, moderatamente condite, che rinfrescano e forniscono nutrienti essenziali. Bene pane, pasta e riso, sono invece da tenere a distanza gli alimenti conditi con molto sale e pepe, cibi in scatola e patatine fritte.(fonte: salute24.ilsole24ore).

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origano

Meglio condire con le erbe aromatiche: l’origano.

A esaltare gli effetti dell’origano, una delle erbe aromatiche più diffuse nella cucina mediterranea, sono i ricercatori dell’Università di Bonn e della Eidgenössischen Technischen Hochschule (ETH) di Zurgo. Da una ricerca pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Sciences, è emerso come nell’origano sia contenuta una particolare sostanza, il Beta-Cariofillene (E-BCP), efficace contro le infiammazione e contro le malattie, tipo l’osteoporosi o l’arteriosclerosi.
I responsabili della ricerca hanno somministrato la sostanza a dei topi con un infiammazione alla zampa. In sette casi su dieci ci sono osservati miglioramenti. Ora lo studio del Beta-Cariofillene deve proseguire per verificare l’effettiva utilizzabilità a livello farmacologico. E-BCP è un componente che è presente in molte erbe aromatiche e spezie, tra le quali, oltre all’origano, vanno ricordate il basilico, il rosmarino, la cannella e il pepe nero. Con una nutrizione standard si assumono giornalmente circa 200 milligrammi di questa molecola.
Chi consuma con maggiore regolarità cibi conditi con l’origano ha dunque più possibilità di rimanere sano – limitatamente al rischi di contrarre le malattie citate in precedenza. (fonte: salute24.ilsole24ore)

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prevenire l'Alzheimer

L’uva, ottimo alimento per la salute del nostro cervello.

Una dieta ricca di uva può essere l’arma in più per prevenire l’Alzheimer. Consumando questa frutta due volte al giorno per sei mesi si riduce, in persone con un decadimento precoce della memoria, il declino metabolico di aree del cervello correlate a questa malattia. È quanto emerge da una ricerca pilota, finanziata dalla California Table Grape Commission e condotta dall’Universita’ della California di Los Angeles su 10 persone, pubblicata su Experimental Gerontology. I partecipanti allo studio sono stati scelti in maniera random per ricevere una polvere di uva intera (equivalente a oltre due tazze di uva al giorno) o un placebo, simile per apparenza e gusto, senza polifenoli. Dai risultati è emerso che coloro che non avevano consumato uva hanno mostrato una significativa diminuzione del metabolismo in regioni critiche del cervello legate alla malattia di Alzhemeir. Al contrario, invece, chi aveva consumato questa frutta ha mostrato cambiamenti positivi nel metabolismo cerebrale, correlati a miglioramenti a livello cognitivo, di attenzione e di memoria. I polifenoli dell’uva- ricordano gli studiosi- hanno attività antiossidanti e antinfiammatorie e l’uva può supportare la salute del cervello in diversi modi: dalla riduzione dello stress ossidativo alla promozione di un flusso sanguigno sano, fino al mantenimento di livelli adeguati di una sostanza chimica chiave per la memoria. (fonte: ANSA)

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diete detox

Le diete “Detox”, una moda pericolosa e inefficace.

Nel giro di un giorno o di un mese promettono di far perdere peso, migliorare capelli, unghie e digestione, e stimolare il sistema immunitario: questi gli effetti propagandati delle diete detox, sempre più di moda, fatte ricorrendo anche a beveroni a base di erbe o altri rimedi alternativi, per purificare il corpo delle ‘scorie tossiche’ accumulatesi dopo qualche periodo di eccessi alimentari, come quelli natalizi. Una moda ”pericolosa e inefficace”, secondo i medici britannici del Milton Keynes Hospital che segnalano il caso di una donna ricoverata dopo aver preso rimedi a base di erbe e aver bevuto troppa acqua. La vicenda della donna di 47 anni, descritta sul British Medical Journal Case Reports, risale a qualche mese fa, ma è un monito, dicono gli specialisti, a tenere ben presente il rischio di queste disintossicazioni drastiche. Il concetto di depurarsi degli eccessi, scrivono nello studio, non è necessariamente salutare e non ha basi scientifiche. La donna aveva preso un cockctail di erbe e terapie alternative a base di latte di cardo, I-teanina (amminoacido del te’ verde), glutammina, composti della vitamina B, verbena e radice di valeriana, e bevuto moltissima acqua, te’ verde e di salvia prima di stare male. Poco prima di essere ricoverata, era svenuta e aveva avuto un attacco epilettico.
Dagli esami fatti in ospedale erano emersi livelli pericolosamente bassi di sodio nel corpo. ”L’idea di purificarsi con il nuovo anno usando prodotti tutti naturali è invitante per chi è più propenso alla medicina complementare – scrivono i medici – così come il consumo eccessivo di acqua per ‘lavare’ via dal corpo tutti i prodotti di scarto pericolosi. Ma i prodotti naturali non sono privi di effetti collaterali”. Sul tema è intervenuta anche l’Associazione dei dietisti britannici pubblicando un documento, in cui scrive che ”l’idea stessa di disintossicarsi è un’assurdità. Non ci sono infatti pillole, bevande, cerotti o lozioni miracolose che lo fanno. Il corpo ha un sistema ben collaudato con cui si purifica e rimuove scorie e tossine”. Organi come la pelle, l’intestino, il fegato e i reni, lo purificano continuamente da alcol, farmaci, prodotti della digestione, batteri, sostanze chimiche da inquinamento. ”Le diete detox sono più un mito commerciale che una realtà nutritiva – scrivono i dietisti britannici – Molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici e i benefici sono di breve durata. E’ meglio avere una dieta sana e variegata con uno stile di vita attivo, anzichè sottoporsi ad una dieta purificante”. (fonte: ANSA)

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La dieta mediterranea

La dieta mediterranea tutela anche il nostro cervello.

La dieta mediterranea rallenta l’invecchiamento e protegge il cervello. Negli anziani che la seguono il cervello infatti si restringe meno rispetto a chi non l’ha adottata. Lo ha verificato uno studio dell’università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology. La dieta mediterranea ha i suoi pilastri nella frutta, verdura, olio d’oliva, legumi e cereali, un moderato consumo di pesce, formaggio e vino e poca carne rossa e pollame. ”Quando invecchiamo, il cervello si restringe e perdiamo cellule cerebrali: tutto ciò influisce sulla memoria e l’apprendimento – commenta Michelle Luciano, coordinatrice dello studio – La nostra ricerca aggiunge un altro tassello ai tanti che indicano l’impatto positivo della dieta mediterranea sulla salute del cervello”. I ricercatori hanno raccolto le informazioni sulle abitudini alimentari di 967 persone sane di circa 70 anni. A 562 di loro hanno fatto una risonanza magnetica a 73 anni per misurare il volume del cervello, della materia grigia e lo spessore della corteccia, che è lo strato più esterno. Dopo 3 anni a 401 di loro hanno fatto una seconda risonanza magnetica, per valutare l’impatto della dieta mediterranea. Si è così visto che chi non l’aveva adottata aveva subito la perdita maggiore di volume del cervello rispetto a chi invece l’aveva seguita bene: una differenza dello 0,5% nel volume cerebrale, pari alla metà di quello che si ha col normale invecchiamento. Non è stata invece trovata una relazione tra dieta mediterranea, volume della materia grigia e spessore della corteccia, né tra il consumo di pesce e carne e cambiamenti del cervello, contrariamente a quanto rilevato da altri studi. ”E’ possibile che altri componenti della dieta mediterranea abbiano questo impatto o la loro combinazione presi tutti insieme – conclude Luciano – Il nostro studio evidenzia come la dieta dia una protezione di lunga durata al cervello”. (fonte: ANSA)

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colazione abbondante

Colazione da re, pranzo da principe e cena da mendicante…

Una colazione abbondante, consumata come pasto principale della giornata, aiuta negli anni a dimagrire o mantenere il peso. A rafforzare l’indicazione già nota è un ampio studio pubblicato sul Journal of Nutrition, che ha preso in esame le abitudini di ben 50.660 persone dai 30 anni in su, seguite in media per 7 anni nel corso della loro vita.
All’inizio, i ricercatori della School of Public Health di Loma Linda, in California, hanno invitato i partecipanti a compilare un questionario, specificando la loro storia medica, le pratiche alimentari, l’attività fisica. Quindi li hanno seguiti con questionari periodici. Ne è emerso che le persone che hanno mangiato regolarmente solo uno o due pasti al giorno hanno avuto una diminuzione dell’Indice di massa corporea (IMC).

Al contrario, coloro che hanno mangiato più di tre pasti al giorno tendevano a ingrassare, e più i pasti consumavano, comprese le merende, maggiore era il guadagno di peso. Le persone che facevano colazione regolarmente tendevano a perdere peso più di quelle che la saltavano. E, ancora più importante, i partecipanti il ​​cui pasto più grande della giornata era la prima colazione hanno registrato una forte diminuzione del IMC, a differenza di coloro che hanno fatto di pranzo o cena il loro pasto principale. Inoltre, saltare la cena contribuiva alla perdita di peso, così come lasciar passare 5 o 6 ore tra colazione e pranzo, astenendosi da snack. Infine, anche tra persone over 60 anni, chi faceva della prima colazione il pasto principale tendeva ad evitare il guadagno di peso tipico di questa fascia di età.
L’importanza della colazione è già stata dimostrata da precedenti studi, ma questa è la prima analisi condotta su un campione di popolazione così ampio. I risultati saranno presentati alla Conferenza Internazionale sulla Nutrizione in Medicina, in programma a Washington. (fonte: ANSA)

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Cosa mangiare durante l’allattamento?

Cosa mangiare durante l’allattamento?

Quali cibi fanno bene e aiutano a produrre più latte? Sono le domande che tante mamme si fanno con l’arrivo di un figlio. Il punto di partenza è un’alimentazione corretta da parte della madre. E senz’altro carne, pesce, formaggi freschi, yogurt, cereali e frutta secca sono gli alimenti con cui si può ottenere il giusto apporto di calorie e nutrienti. Lo ha spiegato Patrizia Colarizi, professore di Neonatologia dell’università Sapienza di Roma, ad Expo. Colarizi ne ha parlato nell’incontro organizzato dal ministero della Salute per Spazio Donna sulla corretta alimentazione in allattamento. ”In questa fase serve una quantità di calorie in più – precisa Colarizi – variabile a seconda del momento in cui si allatta e anche se si tratta di allattamento esclusivo o misto”. Nel caso di allattamento esclusivo i è calcolato che per produrre latte a sufficienza la donna, se sana e attiva, ha bisogno di 500 calorie, 21 g di proteine e 700 g di acqua in più, che si ottengono con carne, pesce, formaggi freschi, yogurt, cereali e frutta secca. Se l’alimentazione è equilibrata non sono necessari supplementi”. (fonte: ANSA)

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malnutrizione

Un uovo al giorno contro la malnutrizione.

Un uovo al giorno per un’adeguata crescita dei bambini. Nei Paesi dove l’incidenza della malnutrizione infantile è molto alta, il consumo quotidiano di uova per sei mesi potrebbe ridurre il rischio di arresto della crescita. L’indicazione arriva da uno studio della Washington University (Usa) pubblicato su Pediatrics. L’arresto della crescita è conseguenza della denutrizione e impatta negativamente e in modo irreversibile sullo sviluppo fisico.

Un bambino, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), presenta questa condizione quando l’indice di crescita che rapporta l’altezza all’età è inferiore di più di due deviazioni standard alla mediana del Child Growth Standard dell’Oms. Lo studio in questione è stato condotto su bambini da 6 a 9 mesi dell’Ecuador, un Paese che presenta alti tassi di arresto della crescita.

I bambini coinvolti sono stati assegnati a due gruppi: per il primo – a differenza del secondo – è stata messa a punto una dieta che prevedeva il consumo di un uovo al giorno per sei mesi. Al termine dello studio, nel primo gruppo, è emersa una riduzione della prevalenza dell’arresto della crescita del 47%. Gli indici di crescita dei bambini che ne facevano parte erano migliori rispetto a quelli del gruppo di controllo. Anche la prevalenza del sottopeso era diminuita del 74% sempre nel gruppo che aveva consumato un uovo al giorno. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

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