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Il cibo spazzatura e le bevande zuccherate.

Il junk food (hamburger, cotolette, wurstel, hot dog, pizza, kebab, patate fritte, bibite, dolci elaborati, cioccolato) e le soda (bevande zuccherate ), mietono vittime soprattutto tra i più indifesi, i bambini, accorciandone le aspettative di vita.
Fa venire i brividi l’ultimo rapporto della World Obesity Federation (WFO) pubblicato su Pediatric Obesity e ripreso dal Guardian, perché delinea una situazione planetaria di cui non sembrano preoccuparsi in molti, professionisti della salute a parte. Il problema dell’obesità, che sta traghettando un’intera generazione verso un futuro di malattia, è sempre più concreto. Solo in alcuni dei paesi più sviluppati sono in atto tentativi sperimentali per  invertire la tendenza, e gli effetti sono ancora tutti da valutare. Il fenomeno è visibile virtualmente in ogni paese.
Entro il 2025 i piccoli in sovrappeso o obesi saranno 49 milioni più di quelli che c’erano nel 2010, e ciò significa un totale di 268 milioni, 91 dei quali obesi, cifre sicuramente sottostimate a causa della difficoltà di raccolta dei dati  in alcuni paesi.
Sulle cause, la WFO sembra avere pochi dubbi: junk food e soda, come ha spiegato Tim Lobstein, responsabile delle politiche della WFO e coautore del rapporto: “Non si può sostituire l’acqua contaminata con la Coca-Cola o un pasto nutriente ed equilibrato con noodles arricchiti di additivi, così come non si può sostituire l’allattamento materno con con latte artificiale zuccherato, e poi aspettarsi che i bambini crescano sani”. E non è tutto. Tra le cause, Lobstein cita la scarsa diffusione dell’attività fisica e la scarsa informazione. Non a caso, negli ultimi anni, si sono diffuse, in maniera esponenziale, molte delle principali catene internazionali di junk food, da quelle di hamburger a quelle di pizza.
Secondo Lobstein e la WOF tutti i governi dovrebbero intraprendere azioni molto decise, che vanno dall’imposizione di limiti severi volti a ridurre il consumo di junk food e soda tra i bambini, al sostegno alle scuole, affinché promuovano abitudini di vita e regole alimentari sane, e controllino l’effetto delle politiche adottate, se necessario introducendo le opportune modifiche, al fine di renderle più efficaci.(fonte:ilfattoalimentare.it)

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