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Il calcio alimentare è importante assumerlo in quantità adeguate e per lunghi periodi in età infantile.

La salute dello scheletro, e quindi la struttura e la densità del tessuto osseo, dipendono dal processo di mineralizzazione che ha luogo nell’infanzia, che è influenzato da fattori genetici, ormonali, nutrizionali, dal livello di attività fisica e dalla composizione corporea. Questo studio fa parte di una ricerca più ampia sull’obesità infantile, condotta da un gruppo internazionale di pediatri (alla quale ha partecipato il Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale San Paolo di Milano) e focalizza l’attenzione sul ruolo dell’apporto regolare e costante di calcio, dalla nascita in poi, nel mantenimento della densità minerale ossea e della salute scheletrica anche negli anni successivi.

I 179 piccoli considerati in questo studio erano stati coinvolti nel progetto entro un mese dalla nascita, e sono stati poi seguiti per 8 anni con valutazioni periodiche dello stato di salute complessivo e delle abitudini alimentari e di vita. I bambini sono stati suddivisi in due gruppi, in base alla probabilità o meno di assumere livelli adeguati di calcio.  L’apporto del minerale con la dieta è stato misurato a 4, 5 e a 6 anni, mentre a 7 anni è stata valutata in tutti la densità minerale ossea (BMD, bone mineral density) sia dello scheletro in toto, sia a livello del rachide lombare.

I risultati sono chiari: la BMD (totale e rachidea) era significativamente migliore nei bambini nei quali l’assunzione di calcio era apparsa adeguata in due valutazioni (a 4 e 5, oppure a 5 e 6 anni) o, ancor meglio, in tutte e tre (a 4, 5 e 6 anni), rispetto sia ai bambini con un’alimentazione costantemente carente di calcio, sia a quelli per i quali l’apporto di calcio era risultato sufficiente in una sola delle tre occasioni di controllo.

Più in dettaglio: l’assunzione adeguata di calcio a 6 anni si associava con una migliore BMD a livello del rachide lombare, mentre uno scheletro complessivamente robusto si metteva in luce soltanto se il consumo di calcio alimentare si manteneva adeguato nel tempo. Gli Autori sottolineano che questo è il primo studio in cui non viene considerato il rapporto tra assunzione generica di calcio e BMD, ma la ben più significativa associazione tra adeguatezza dell’apporto di calcio nel tempo e raggiungimento di BMD ottimale. (fonte: nutrition-foundation.it)

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