Ambulatorio : Dal LUN al VEN dalle 16:00 alle 20:00 - SAB e DOM a domicilio
  Telefono : +393296049834

Archive for settembre 2017

I cereali integrali.

Sostituire i cereali integrali a quelli raffinati riduce l’assorbimento di calorie durante la digestione e accelera il metabolismo. A fornirne una prova sperimentale è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Precedenti studi epidemiologici hanno suggerito effetti benefici di grano, riso, avena e orzo integrali, ovvero ricchi di fibre, per il controllo glicemico e la sensibilità all’insulina. Mancavano però dati scientifici sulla loro supposta utilità nella regolazione del peso. Per colmare questa lacuna, ricercatori della Tufts University di Boston hanno realizzato uno studio randomizzato e controllato, su 81 uomini e donne di età compresa tra 40 e 65 anni. Nel corso di otto settimane hanno fornito loro pasti completi, per esser sicuri che i regimi alimentari differissero solo per il tipo di cereali e farine. Rispetto alle persone che mangiavano cereali raffinati, quelle che rispettavano una dieta con cereali integrali hanno perso un extra di 100 calorie al giorno, a causa di una combinazione di aumento del metabolismo basale a riposo e maggiori perdite fecali. Questo significa che la fibra ha avuto effetto anche sull’assunzione di calorie provenienti da altri alimenti. La fame e il senso di pienezza non erano invece statisticamente differenti tra le due diete. “Le calorie in eccesso perse erano equivalente a quelle di una camminata di 30 minuti o al godersi un biscotto in più al giorno”, ha detto l’autore senior dello studio, Susan B. Roberts, direttore dell’Energy Metabolism Laboratory dell’università. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

Buon umore? Sì a frutta e verdura!

Frutta e verdura non solo fanno bene alla salute dal punto di vista fisico ma sono un toccasana anche per l’umore. Aumentarne il consumo migliora il benessere psicologico in poco tempo, bastano due settimane.
È quanto emerge da uno studio neozelandese, dell’Università di Otago, pubblicato sulla rivista Plos One. Gli studiosi hanno preso in esame 171 persone, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che consumavano poca frutta e verdura. Sono stati divisi in tre gruppi, uno dei quali di controllo , e i ricercatori hanno svolto, in 14 giorni, due tipi di interventi che li hanno visti coinvolti: il primo con dei messaggi di testo che ricordavano, tramite il cellulare, di mangiare più frutta e verdura e con dei voucher prepagati per incentivarne il consumo, il secondo che prevedeva invece la fornitura diretta di due porzioni giornaliere in più di ortaggi e frutta fresca (carote, kiwi, mele e arance).
Dai risultati è emerso che tra i partecipanti che erano stati inseriti in quest’ultimo gruppo, a cui cioè erano state date in maniera diretta frutta a verdura, non solo il consumo di questi alimenti aumentava ma migliorava anche il benessere psicologico, rilevato tramite test appositi o riportato, in particolare per quanto riguarda vitalità e motivazione. Inoltre, chi era in questo gruppo tendeva a consumare più ortaggi e frutti crudi rispetto agli altri, che avevano ricevuto solo dei reminder o degli incentivi al consumo, che invece sceglievano più di frequente di cuocerli o mischiarli ad altri ingredienti.(fonte: ANSA)

Leggi tutto

Patate e ipertensione.

Troppe patate nel piatto e aumenta il rischio di pressione alta: uno studio individua infatti un legame tra eccessivo consumo di patate e rischio ipertensione. La ricerca è stata condotta dall’ospedale Brigham and Women e la Harvard T.H. Chan School of Public Health a Boston e pubblicata sul British Medical Journal. Lo studio ha coinvolto decine di migliaia di persone tutte con pressione del sangue normale all’inizio della ricerca.
Gli epidemiologi hanno analizzato il diario alimentare dei partecipanti e visto quale fosse il consumo di patate di ciascuno. E’ emerso che coloro che consumavano 4 o più porzioni di patate a settimana (cucinate nei modi più disparati, da lesse a fritte al forno) avevano un rischio dell’11-17% maggiore di ammalarsi di ipertensione nel corso degli anni rispetto a chi si limitava a un consumo moderato (non più di una volta al mese) di questo alimento.
Infine, spiega Lea Borgi che ha diretto il lavoro, “abbiamo visto che se un partecipante sostituiva a una porzione di patate una verdura non contenente amidi, il suo rischio di ipertensione si riduceva”. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

L’attività fisica è importante, ma …

Non è l’esercizio fisico la chiave per controllare il peso, come si potrebbe essere portati a pensare, ma piuttosto altri fattori tra cui la dieta che ha un ruolo cruciale. L’attività fisica ha moltissimi benefici, che vanno dalla riduzione del rischio di malattie cardiache, diabete e cancro fino a un maggior benessere a livello mentale e le persone che la praticano vivono più a lungo e più in salute. Ma può essere collegata anche a un aumento dell’appetito, cosa che porta a mangiare di più per compensare o ad essere meno attivi nel corso della giornata.
Emerge da uno studio della Loyola University di Chicago, pubblicato su PeerJ, parte di una ricerca denominata Met (Modeling the Epidemiologic Transition Study). “I risultati indicano che l’attività fisica può non proteggere dall’aumento di peso” evidenzia l’autrice, Lara R. Dugas. Per la ricerca sono state prese in esame 1944 persone, tra i 25 e i 40 anni, provenienti dagli Stati Uniti e da altri quattro Paesi: Ghana, Giamaica, Sudafrica e Seychelles. Per verificare il livello di attività fisica è stato chiesto loro di indossare un accelerometro per una settimana e sono stati misurati altri valori come peso, altezza e grasso corporeo all’inizio, dopo un anno e dopo due. Dalle misurazioni all’inizio della ricerca i ghanesi sono risultati quelli con un peso inferiore e più in forma, mentre erano gli americani ad avere i maggiori problemi legati ai chili di troppo. Dai risultati è emerso un dato che ha sorpreso gli studiosi: l’aumento di peso totale in tutti i Paesi è stato maggiore tra coloro che rispondevano ai criteri delle linee guida per l’attività fisica. Ad esempio, gli uomini americani che vi avevano aderito risultavano aver guadagnato peso, mentre quelli che non soddisfacevano i criteri risultavano averlo perso.(fonte: ANSA)

 

Leggi tutto
Scrivimi su WhatsApp