Ambulatorio : Dal LUN al VEN dalle 16:00 alle 20:00 - SAB e DOM a domicilio
  Telefono : +393296049834

Archive for giugno 2017

Allarme caldo: attenzione agli energy drinks.

Con l’estate aumenta il consumo di bevande rinfrescanti, dolci ed energetiche. In particolare negli ultimi anni si è registrato un aumento consistente del consumo di energy drink, anche se alcuni paesi europei, come la Danimarca, non ne hanno autorizzato la vendita. Bevande ‘di moda’, ma gli esperti invitano alla cautela. I cosiddetti energy drink, spiega Simona Chialastri, nutrizionista e biologa all’Istituto Neurotraumatologico Italiano (Ini) e docente all’Università Tor Vergata, “sono composti principalmente anche da caffeina: è una sostanza psicoattiva, stimola il sistema nervoso, aumentando la frequenza cardiaca e migliorando la resistenza durante l’attività fisica.
A dosi elevate può dare effetti indesiderati come nervosismo, insonnia, battito cardiaco irregolare ed accelerato, disturbi intestinali. La dose giornaliera di caffeina ritenuta accettabile per un adulto in buone condizioni di salute è di 400 mg, ma per gli adolescenti scende a 100 mg. Una tazzina di caffè ne contiene 80mg, un bicchiere di coca cola 35 mg, per arrivare a 120 mg con una lattina di energy drink. Tali bevande contengono anche Taurina (sostanza che sembrerebbe potenziare gli effetti della caffeina), Guaranà (pianta originaria della foresta amazzonica che in grandi quantità può avere gli stessi effetti avversi della caffeina), glucosio o saccarosio, alcune vitamine e minerali come calcio, sodio e potassio, vitamine del gruppo B”. Gli energy drinks, avverte l’esperta, “devono dunque essere consumati con moderazione e se possibile evitarne proprio il consumo, proprio a cause dei suoi componenti. Un consumo eccessivo di caffeina, può dar luogo infatti ad ansia, insonnia, eccitazione, nervosismo, tachicardia e disturbi gastrointestinali. Anche un consumo eccessivo di taurina può avere degli effetti indesiderati, come ipertensione, disturbi gastrointestinali. Senza dimenticare gli zuccheri forniti, che possono concorrere all’obesità sopratutto se il consumo di tali bevande, al pari delle altre bevande zuccherine, è protratto nel tempo ed in quantità eccessive”. Inoltre, ricercatori americani, in un recente studio, hanno notato che gli effetti avversi su attività cardiaca e pressione arteriosa sono maggiori in chi consuma bevande energetiche rispetto al solo consumo di caffeina.
“Dunque, per dissetarsi – conclude Chialastri – meglio centrifugati e tanta acqua, sopratutto in chi soffre di pressione alta o disturbi cardiaci, almeno fino a che non siano stati accertati gli effetti di tali bevande sulla salute”. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

No allo spreco alimentare!

«Un’enorme quantità di alimenti nutrienti finisce ogni giorno nelle discariche invece di coprire i bisogni nutrizionali delle persone». Sono le parole di Marie Spiker, del Johns Hopkins center for a livable future di Baltimora, negli Stati Uniti, prima autrice di uno studio pubblicato sulla rivista Journal of the Academy of nutrition and dietetics che insieme ai colleghi ha voluto analizzare il cibo che buttato o sprecato ogni giorno in termini di nutrienti utili per la salute umana.
«Secondo stime abbastanza recenti, ogni statunitense spreca ogni giorno una quantità di cibo compresa tra 1.249 e 1.400 chilocalorie (kcal), che corrisponde a una percentuale pari a 31 per cento-40 per cento di tutto il cibo» esordiscono gli autori spiegando che non è nota la quantità dei diversi macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) e micronutrienti (vitamine e minerali) contenute nel cibo destinato alla discarica.
Utilizzando i dati del National nutrient database for standard reference, Spike e colleghi hanno calcolato il valore nutrizionale del cibo sprecato a livello di rivenditori e consumatori finali relativo a 213 beni di consumo. E a conti fatti le analisi hanno dimostrato che questo cibo perso o buttato negli Usa contiene 1.217 kcal, 33 grammi di proteine, 5,9 grammi di fibra alimentare, 1,7 mg di vitamina D, 286 mg di calcio e 880 mg di potassio a testa al giorno.
«I 5,9 grammi di fibre al giorno rappresentano il 23 per cento della dose giornaliera raccomandata per una donna ed è importante sottolinearlo da momento che nello stesso periodo i dati parlano di una carenza di 8,9 grammi di fibre/giorno per le donne statunitensi» commentano gli autori. Come ricordano Spike e colleghi, realisticamente parlando, solo una parte del cibo oggi sprecato può essere recuperato per il consumo umano, ma gli sforzi per cercare di ridistribuire il cibo in eccesso o per prevenire lo spreco possono senza dubbio aumentare la disponibilità di nutrienti fondamentali per la salute, risparmiando denaro e risorse naturali.
Lo spreco di cibo non è prerogativa degli Stati Uniti: la Commissione Europea sottolinea infatti che in Europa ogni anno vengono persi/sprecati 88 milioni di tonnellate di cibo, equivalenti a 143 miliardi di euro.
«Tutti i protagonisti della catena alimentare hanno un ruolo nel prevenire e ridurre lo spreco di cibo a partire da chi produce e lavora le materie prime (gli agricoltori e le aziende alimentari) a quelli che rendono il cibo disponibile per gli altri (ristoratori o rivenditori), fino ad arrivare agli stessi consumatori» spiegano gli esperti ricordando che lo spreco di cibo è un problema che si manifesta a diversi livelli.
Nei paesi industrializzati, Italia compresa, molto di questo spreco è legato ai consumatori finali, come dimostrano anche i dati europei: 47 su 88 milioni di tonnellate di cibo sprecato vengono persi a livello domestico, il 53 per cento del totale. (fonte: dica33.it)

Leggi tutto

I broccoli contro il diabete di tipo 2.

Il sulforafano, una sostanza contenuta nei broccoli, potrebbe rivelarsi utile per il trattamento del diabete di tipo 2. Un team di ricercatori provenienti, tra gli altri centri di ricerca, dalla Lund University di Malmö (Svezia), ha indagato i potenziali effetti di questo composto per il controllo della glicemia nei pazienti diabetici.

In uno studio pubblicato su Science Translational Medicine gli scienziati hanno messo a confronto il profilo genetico dei tessuti interessati dalla patologia e quello di potenziali farmaci antidiabetici. In particolare sono stati presi in considerazione 50 geni associati al diabete e 3852 componenti. Tra questi il più promettente è risultato proprio il sulforafano, un composto naturale presente nei broccoli e in altre crucifere.

L’azione del sulforafano è stata testata su topi di laboratorio nutriti con una dieta ad alto contenuto di grassi o di fruttosio. Si è visto come il composto avesse migliorato la loro tolleranza al glucosio e ridotto la produzione di glucosio in cellule epatiche in coltura.

I ricercatori hanno poi somministrato l’estratto concentrato di broccoli a 97 pazienti con diabete di tipo 2 in un trial di 12 settimane. I partecipanti obesi hanno mostrato una riduzione significativa della glicemia a digiuno rispetto al gruppo di controllo.

Secondo i ricercatori il sulforafano potrebbe costituire una valida alternativa ai trattamenti disponibili per il diabete. Al mondo sono più di 300 milioni le persone colpite e circa il 15% non può ricorrere alla metformina a causa dei potenziali rischi alla funzione renale. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

Leggi tutto

Esiste un’associazione tra il consumo frequente di patatine fritte e la morte precoce.

L’eccessivo consumo di patatine fritte potrebbe mettere seriamente a rischio la salute: l’assunzione frequente di questo alimento (pari a due-tre volte a settimana) è stata, infatti, associata a un rischio due volte maggiore di morte prematura. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista the American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di ricerca internazionale diretto dall’italiano Nicola Veronese, del Centro nazionale ricerche di Padova, che avverte: “Il consumo di patate fritte continua a crescere in tutto il mondo”.

Nel corso della ricerca, gli autori hanno analizzato per otto anni le abitudini alimentari e lo stato di salute di  4.400 cittadini nordamericani, di età compresa tra 45 e 79 anni, che avevano preso parte a uno studio sull’artrosi.  Gli studiosi hanno esaminato, in particolare, la frequenza con cui i volontari consumavano le patatine fritte e, sulla base dei risultati, li hanno suddivisi in diversi sottogruppi. Durante il periodo di osservazione, sono morti 236 partecipanti.

Al termine dell’indagine, è emersa un’associazione tra il consumo frequente di questo cibo e la morte precoce. I soggetti che rientravano nel gruppo che consumava le patatine fritte due o tre volte a settimana correvano, infatti, un rischio due volte più elevato di morire prematuramente, rispetto a quelli che non mangiavano mai l’alimento. Gli scienziati precisano che l’età e il sesso dei partecipanti non hanno influenzato i risultati dell’analisi. Tuttavia, i dati raccolti evidenziano che gli uomini e i soggetti giovani avevano maggiori probabilità di consumare spesso le patatine fritte rispetto alle donne e alle persone più anziane.

Gli autori specificano che lo studio è osservazionale, per cui sulla base di questi risultati non è possibile dichiarare con certezza che mangiare spesso le patate fritte possa provocare una morte precoce. Per affermarlo, osservano gli autori, sono necessarie ulteriori ricerche. Tuttavia, gli studiosi ritengono che il consumo eccessivo di questo alimento potrebbe nuocere alla salute. È stato, infatti, dimostrato che i grassi trans presenti nell’olio utilizzato per friggere aumentino i livelli di colesterolo cattivo nel sangue, incrementando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. “Anche se si tratta di uno studio osservazionale – conclude Veronese -, riteniamo che l’olio da cucina, ricco di grassi trans, rappresenti un fattore importante per spiegare la mortalità nelle persone che consumano troppe patatine fritte”. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

Leggi tutto

L’estratto di uva potrebbe essere efficace contro i tumori del colon.

L’estratto di uva potrebbe essere efficace contro i tumori del colon, una forma molto comune di cancro che ogni anno colpisce in Italia circa 35mila persone. Un esperimento su topi ha dimostrato la capacità di un composto di resveratrolo e semi di uva di dimezzare il rischio di malattia nei topi, in quanto sopprime le cellule staminali tumorali.
I ricercatori della Pennsylvania State University di State College, guidati da Jairam Vanamala, hanno utilizzato 52 topi con tumore del colon, dividendoli in tre gruppi: a un gruppo è stata somministrata una integrazione a base di resveratrolo (composto polifenolico che si trova in uva, arachidi e bacche) unito a estratto di semi di uva; a un altro gruppo è stato somministrato sulindac (antinfiammatorio che previene i tumori nell’uomo) e a un terzo gruppo nulla. I ricercatori hanno scoperto che l’incidenza di tumori nei topi che hanno ricevuto l’estratto di uva è diminuito del 50%. Una proporzione simile a quella osservata nel gruppo che assunto sulindac, ma senza alcuna tossicità. In vitro, gli esperimenti hanno prodotto risultati simili, determinando la base molecolare per l’effetto benefico, attribuibile all’effetto sulle cellule staminali tumorali, ovvero cellule responsabili della progressione della malattia. Lo studio, pubblicato sulla rivista BMC Complementary and Alternative Medicine, anche scoperto che il resveratrolo e l’estratto di semi d’uva non sono altrettanto efficaci se presi separatamente, ma è l’effetto combinato che produce i migliori risultati. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

Il consumo di pesce non fritto può aiutare a curare l’artrite reumatoide.

Mangiare pesce aiuta a tenere a bada l’artrite reumatoide, con effetti significativi di entità ‘comparabile’ a quella dei farmaci in uso per la malattia. Lo rivela uno studio di Sara Tedeschi del prestigioso Brigham and Women’s Hospital e Harvard Medical School di Boston.
La ricerca, pubblicata sulla Arthritis Care & Research, ha coinvolto quasi 180 pazienti che sono stati sottoposti ai test classici per valutare lo stato della malattia. L’artrite reumatoide è su base autoimmune e colpisce le articolazioni. Ai pazienti è stato chiesto di compilare un diario alimentare, in particolare sul consumo di pesce non fritto. Confrontando per ogni paziente i livelli di consumo di pesce con il grado di attività della malattia (gonfiore articolare, dolore, infiammazione etc) è emerso che più aumenta il consumo di pesce settimanale (da 1-2 porzioni a settimana in su) e più bassa risulta l’attività della malattia, a parità di altri fattori che possono influenzarla.
Anche se questo studio è solo ”osservazionale” e non può stabilire una relazione di causa ed effetto tra consumo di pesce e miglioramento del quadro clinico del paziente, i risultati sono considerevoli: in pratica mangiare regolarmente pesce almeno due volte a settimana è associato a effetti significativi pari a un terzo degli effetti prodotti dalla terapia farmacologica standard. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

Il bergamotto promosso “frutto della salute”.

E’ un ottimo anti stress, aiuta a liberare le vie respiratorie e combatte il colesterolo cattivo.
Sono le tante proprietà del bergamotto, un agrume che si sta facendo strada non solo nel comparto alimentare ma anche in quello farmaceutico, usato da almeno tre secoli nella preparazione dei profumi. Uno studio condotto dall’Università di Roma Tor Vergata, infatti, ha dimostrato che assumere succo di bergamotto genera ”un significativo aumento di colesterolo HDL (quello buono) e una diminuzione dell’LDL (quello cattivo)”; una conferma significativa da parte del mondo della ricerca, che ha certificato le proprietà benefiche del ”frutto della salute”.
Se l’olio essenziale si ricava dalla buccia del bergamotto, da qualche anno si è scoperto che è il succo del frutto ad avere proprietà naturali anticolesterolo. E’ iniziata così la commercializzazione del frutto fresco e del suo succo, così come si fa con limoni e mandarini. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

Viva la seduzione!

Se i piatti a base di verdure hanno nomi ‘seduttivi’ gli adulti tendono a mangiarne di più, anche se poi la pietanza servita è la stessa. Il ‘trucco’ per aumentare il consumo è stato scoperto da uno studio della Stanford university pubblicato da Jama Internal Medicine.
L’esperimento si è svolto in una delle caffetterie dell’università, con circa 600 clienti al giorno, durante la stagione autunnale. Ogni giorno lo stesso piatto a base di verdure veniva proposto con un nome ‘basic’, come ad esempio ‘carota’, oppure ‘salutare restrittivo’, come ‘carote con condimento al limone senza zucchero’, ‘salutare positivo’, come ‘carote e limone smart con vitamina C’ o ‘seducente’, come ‘carote attorcigliate glassate al lime’. Al termine dell’esperimento si è visto che il nome accattivante portava a un consumo maggiore del 25% rispetto a quello ‘basic’, maggiore del 41% rispetto a quello ‘salutare restrittivo’ e del 35% rispetto al ‘salutare positivo’. La tendenza, spiega lo studio, si è ripetuta per tutte le verdure scelte, dalle ‘rape dinamite’ ai ‘fagioli frizzanti’. “Il fenomeno si spiega se si pensa alla psicologia della scelta del cibo – scrivono gli autori -. Gli studi mostrano che quando le persone fanno una scelta sul cibo sono motivate soprattutto dal gusto, e tendono a giudicare le opzioni più salutari come meno gustose”. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

Attenzione alle conserve “fai da te”.

Si nasconde in quanto ci sia di più innocuo all’apparenza, come le conserve della mamma: dai carciofini e le melanzane sottolio alle olive in salamoia. E’ il botulino, il veleno naturale più potente per l’uomo. Può essere letale già in piccolissime dosi, anche se gli episodi di avvelenamento, fortunatamente sono rari. “In Italia si registrano ogni anno mediamente 20-30 casi, 5 dei quali mortali”. A sottolinearlo sono le “Linee Guida per la corretta preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico”, presenti sul portale del Ministero della Salute.
Nel nostro Paese la prevalenza di intossicazione è più alta che altrove, perché abbiamo una radicata tradizione di conserve.
Ma abbiamo anche la migliore capacità diagnostica. Dal 1995 vige la notifica obbligatoria presso il Centro di Riferimento per il Botulismo presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), da cui arrivano i consigli per ‘l’arte della conservazione’. In primo luogo assicurare l’igiene personale e della cucina e ispezionare bene le materie prime: mai usare quelle ‘che stanno quasi per andare a male’. Quindi sanificare correttamente i contenitori: non basta lasciarli per un paio di minuti in acqua bollente, ne servono 5-10. Una volta aperti, vanno conservati in frigo e per poco tempo, variabile a seconda del preparato: da poche settimane per la salamoia a quasi 2 mesi in caso di sottaceti.
Meno a rischio sono le marmellate, per via dell’acidità della frutta e dello zucchero che costituiscono un terreno in cui è più difficile per il batterio proliferare. Intervenire urgentemente con siero antibotulinico può salvare la vita, perché l’intossicazione può causare arresto cardiaco e respiratorio. Per questo è importante riconoscere i sintomi, che si manifestano circa 12-48 ore dopo l’ingestione del cibo contaminato, con scarsa mobilità oculare, difficoltà a mettere a fuoco, spossatezza, bocca asciutta, nausea e diarrea. Il tutto in assenza di febbre. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

Le gravi conseguenze dell’essere sottopeso.

Quando l’indice di massa corporea scende al di sotto dei 18,5 kg/m2 il peso non è considerato ottimale per la salute. Questa condizione, contrapposta al sovrappeso e all’obesità, viene indicata con il termine ‘sottopeso’ e porta con sé diversi rischi. Infatti essere sottopeso può essere associato a malnutrizione, soprattutto quando è dovuto ad una dieta inadeguata dal punto di vista dell’apporto calorico, di conseguenza può esser associato a carenza di vitamine e di minerali; può inoltre comportare un aumento del rischio di osteoporosi e ad un aumento delle infezioni a causa dell’abbassamento delle difese immunitarie. Nei bambini e negli adolescenti può essere associato a problemi di crescita e di sviluppo.

Per questo i consigli di un esperto di alimentazione sono utili non solo quando si pesa più di quanto si dovrebbe ma anche quando si è sottopeso. In particolare, è consigliabile rivolgersi a un medico o a un nutrizionista in caso di perdite di peso non intenzionali, quando si pesa troppo poco e ci si rende conto di non seguire abitudini alimentari salutari e quando il sottopeso è associato a sintomi stanchezza e problemi di salute frequenti.

Agendo sul proprio stile di vita – e, se necessario, con un adeguato sostegno psicologico – sarà possibile riportare il peso nella norma ed evitare le possibili conseguenze del sottopeso. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

Leggi tutto
Scrivimi su WhatsApp