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Archive for febbraio 2017

La pausa pranzo.

Un’alimentazione non corretta sul posto di lavoro, oltre a nuocere alla salute dei dipendenti, può provocare una perdita di produttività pari al 20%. E’ il messaggio lanciato oggi dal convegno organizzato dal Dipartimento di scienze bio-agroalimentari e dal Servizio prevenzione e protezione del Cnr, dove è stato fatto il punto sulle regole che i due terzi di italiani, che abitualmente mangiano fuori casa, devono seguire. Una cosa è certa, mai consumare il pasto davanti alla scrivania, che sia un panino o un piatto portato da casa, perché oltre a non avere uno stacco dal lavoro, a livello psicologico non viene memorizzato il fatto di aver mangiato e si è quindi portati a spilluzzicare con più frequenza e ad avere successivamente pasti più abbondanti. Occhio poi alle quantità e ai condimenti dei piatti, cosa che avviene sopratutto nelle regione del Mezzogiorno, sì invece alla varietà degli alimenti, compresi pasta e pane e soprattutto non devono mancare mai frutta e verdura. Cattive abitudini che possono portare all’insorgere di molte malattie, dal diabete alla depressione, costando secondo dati Inail, 97 milioni di giornate lavorative in meno l’anno. Basti pensare poi che una persona obesa è meno produttiva, registrando assenze fino a 1,5 volte in più rispetto ad un normopeso.(fonte: ANSA)

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La depressione si può vincere a tavola.

La depressione si vince a tavola con una ricetta molto tradizionale: si tratta di seguire la dieta mediterranea e di avere l’accorgimento di evitare certi cibi (ad esempio dolci e bibite) e preferirne altri (cereali integrali, legumi, uova, carni magre, olio d’oliva).
Lo rivela una sperimentazione clinica condotta in Australia da Felice Jacka della Deakin University.
Secondo quanto riferito sulla rivista BMC Medicine, lo studio clinico prende le mosse da una serie di evidenze scientifiche pubblicate in cui si misurava il rischio di depressione di persone che adottavano una dieta sana o, invece, inclini a mangiare in modo scorretto. Da questi studi emergeva che la depressione è più frequente tra coloro che conducono una dieta poco salubre così Jacka ha pensato di allestire una sperimentazione clinica per vedere se effettivamente la dieta mediterranea potesse in qualche modo trattare il disturbo depressivo.
Nello studio Smiles Jacka ha coinvolto 67 pazienti con depressione da moderata a grave: metà del campione ha seguito per 12 settimane una dieta mediterranea modificata a base sostanzialmente di cereali integrali, molti legumi, carne magra, uova, pesce latticini non zuccherati. con un limitatissimo consumo di bibite e alcolici Il resto del campione per le 12 settimane doveva invece continuare la propria dieta di sempre. Il livello di depressione di tutti i partecipanti è stato misurato con una scala (da 0 a 60 dove 60 indica depressione grave e 0 remissione) prima e dopo le 12 settimane.
È emerso che tra coloro che hanno seguito la dieta mediterranea il livello di depressione è calato; in alcuni pazienti si è addirittura raggiunta la remissione. Resta da capire quali siano gli ingredienti della dieta mediterranea con effetti antidepressivi, ma è probabile che sia un mix di tutto ad esempio la ricchezza di grassi buoni che proteggono il cervello e il ridotto consumo di zuccheri tossici per il cervello. (fonte: ANSA)

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Chi consuma pasti fuori casa dovrebbe poter consultare adeguate informazioni nutrizionali.

Consumare i pasti fuori casa è uno dei fattori associati al maggior rischio di scelte alimentari scorrette. Una ricerca americana (Gruner J, Ohri-Vachaspati P.J Acad Nut Diet 2017 Feb10; dx.doi.org/101016/j.jand.2016.12.012), condotta su frequentatori abituali di una catena statunitense di fast food, ha valutato la frequenza di consultazione delle informazioni nutrizionali riportate per i singoli menu e piatti, associando poi questo dato alla scelta, più o meno corretta, della composizione di un pasto.
L’indagine è stata condotta nell’arco di 8 settimane, tra febbraio e aprile, per cogliere variazioni di menu stagionali. Ai clienti che hanno aderito allo studio è stato chiesto se avessero letto le informazioni nutrizionali e se su queste avessero basato le loro scelte. Grazie all’esame delle ricevuta di cassa, sono stati valutati i consumi di tre categorie di prodotti: cibi di accompagnamento (come insalate, frutta e dessert), antipasti e bevande                                               Dall’elaborazione dei dati è emerso che soltanto il 16,1% dei clienti ha dichiarato di prestare attenzione alle informazioni nutrizionali. La loro utilità, almeno parziale, sembrerebbe tuttavia confermata: chi consulta le informazioni nutrizionali ha infatti una probabilità 5 volte maggiore di scegliere un cibo sano rispetto a chi non ne fa uso.
Questo gruppo di clienti ha badato meno al conto delle calorie: anche chi aveva consultato le info nutrizionali, infatti, non ha fatto scelte oculate per quanto riguarda gli antipasti.
Questi dati, pur limitati e preliminari, sembrano incoraggianti per una più capillare diffusione delle informazioni nutrizionali che, in Italia, è ancora molto limitata. Negli Stati Uniti, invece, chi vende cibi pronti (bar, ristoranti, catene di fast food) dovrà aggiungere entro il 5 maggio prossimo l’apporto calorico a ogni piatto o menu proposto: un primo passo per facilitare scelte nutrizionali più consapevoli. (fonte: nutrition-foundation.it)

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In futuro potrà esistere una dieta anticancro?

“Non esiste una dieta universale contro il cancro. Ognuno dovrebbe avere la sua, perché in base a sesso, età e abitudini, la stessa sostanza può fare bene ad alcuni ma non ad altri”. A parlare è David Khayat, uno dei maggiori oncologi a livello internazionale e autore di moltissimi libri incentrati sulla prevenzione, intervenuto al Salone internazionale dell’Alimentazione (Sial) a Parigi.

“La vitamina E, ad esempio, per le donne va bene ma per gli uomini aumenta del 30% il rischio di cancro alla prostata, mentre la vitamina A va bene per tutti, ma non per i fumatori in cui aumenta del 300% il rischio di tumore al polmone”, chiarisce Khayat, autore di molti libri in tema di prevenzione, che, sulla base delle evidenze scientifiche, passa in rassegna tutti gli alimenti che giocano un ruolo antitumorale. In attesa che la medicina personalizzata possano aiutarci a scegliere la dieta migliore per ognuno, però, sottolinea, alcune regole valgono per tutti. Ovvero “meno calorie, meno grassi, meno zuccheri, seguire le stagioni, diversificare gli alimenti, evitare cibi carbonizzati”. Qualsiasi dieta, prosegue Khayat, oggi capo del dipartimento di Oncologia presso l’ospedale Pitié-Salpêtrière a Parigi, “non causa né cura il cancro. Ma alcuni alimenti, grazie alle loro proprietà antiossidanti, sono più protettivi di altri perché riescono a riescono a sopprimere tossine e radicali liberi”. Tra questi: melograno, carote, pomodori, curcuma e tè verde. Ma anche fagioli secchi, con inibitori della proteasi in grado di rallentare la moltiplicazione delle cellule tumorali; cavoli e broccoli, protettivi contro i tumori di bocca, esofago e stomaco; aglio e cipolla, che accelerano la riparazione del Dna, e lo zenzero che, in quanto anti-infiammatorio, rallenta la crescita del cancro”. Infine l’esperto tranquillizza rispetto a zucchero e carni rosse. “Non si consiglia un’assunzione eccessiva, ma l’allarme che c’è stato negli ultimi tempi è stato esagerato rispetto alle evidenze scientifiche”. (fonte: ANSA)

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Il rosmarino e le sue proprietà.

Aveva quindi ragione William Skakespeare quando, nell’Amleto, faceva dire ad Ofelia: “Ecco del rosmarino, questo è per il ricordo”. L’aroma di questa erba, infatti, aiuta gli anziani in particolare nel tenere a mente le cose da fare, come ad esempio i medicinali da prendere a un preciso orario. Lo dimostra una ricerca della Northumbria University, nel Regno Unito, presentata alla British Psychological Society’s Annual Conference a Nottingham. Per lo studio 150 persone over 65 sono state suddivise in due gruppi: il primo è stato posizionato in una stanza nella quale erano stati diffusi oli essenziali di lavanda o rosmarino, il secondo in una stanza in cui non vi era alcun aroma. I partecipanti sono stati poi sottoposti a dei test tesi sopratutto a valutare la cosiddetta memoria prospettica, cioè quella proiettata alle cose da fare. Ad esempio è stato chiesto loro di ricordare di trasmettere un messaggio in uno specifico momento o cambiare procedure quando accadeva una particolare cosa. È stato effettuato anche un test dell’umore, prima e dopo l’ingresso nelle stanze. I risultati hanno mostrato che il rosmarino migliorava significativamente la memoria prospettica e la lucidità. Mentre la lavanda aumentava calma e contentezza.
Un’altra ricerca degli stessi studiosi ha mostrato che anche il tè alla menta piperita e’ di aiuto per la memoria, mentre la camomilla la rallenta e diminuisce anche il senso di allerta, proprio quello che ci vuole prima di andare a dormire. (fonte: ANSA)
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La dieta mediterranea per migliorare la qualità della vita.

È noto da tempo il fatto che la dieta mediterranea ha effetti positivi su patologie neurodegenerative, metaboliche e cardiovascolari, ma per la prima volta, ora, uno studio scientifico, condotto dall’Istituto di Neuroscienze del Cnr e dall’Università di Padova, e pubblicato sull’“American Journal of Clinical Nutrition”, ha dimostrato che ha effetti positivi anche sulla qualità della vita, e su parametri come disabilità, presenza di dolore e depressione. Lo studio ha preso in considerazione 4.470 cittadini americani, con un’età media di 61 anni, e la loro aderenza alla dieta mediterranea, come spiegato da Stefania Maggi, della Sezione invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze, “è stata valutata attraverso un’inchiesta dietetica sui cibi che erano stati consumati più frequentemente nell’ultimo anno, mentre qualità di vita e aspetti a questa collegati sono stati valutati con scale appropriate disponibili in questo studio”.I ricercatori hanno successivamente constatato che i soggetti che seguivano la dieta mediterranea avevano una migliore qualità della vita, “in particolare una minore prevalenza di disabilità e depressione (il 30% in meno) – ha sottolineato Maggi – e i benefici che abbiamo osservato nei soggetti esaminati sono legati all’abbondante consumo di frutta, verdura, cereali, noci, olio d’oliva, alla moderata assunzione di vino, in particolare rosso, di pesce e pollo e a una bassa assunzione di uova e carni rosse; insomma, a uno stile alimentare riconducibile alla dieta mediterranea. Un tipo di alimentazione”, ha concluso la ricercatrice, “che ha un ruolo antiossidante e anti-infiammatorio”.
La ricerca dimostra quindi che questo tipo di alimentazione è importante non solo per la prevenzione di malattie ad alto impatto sociale, ma anche per migliorare la qualità di vita delle persone anziane. La dieta mediterranea, ha concluso Maggi, “protegge infatti la popolazione anziana dall’infarto, riducendo il rischio di circa un terzo, dalla demenza e da altre malattie ad alto impatto sociale come il diabete”. (fonte: ANSA)

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I benefici della dieta mediterranea anche sull’artrosi.

Combattere l’artrosi con uno stile di vita corretto è la prima linea di difesa contro questa malattia. Lo dicono gli esperti di un centro di ricerca canadese, e di uno danese, che hanno messo in evidenza gli accorgimenti che possono aiutare a prevenire e affrontare questa malattia degenerativa delle articolazioni che solo in Italia interessa circa 4 milioni di persone. Nella loro revisione degli studi scientifici sull’argomento (pubblicata su Arthritis), i ricercatori hanno insistito su due fattori, finora piuttosto trascurati, strettamente legati alla comparsa e alla progressione dell’artrosi: l’infiammazione e lo stress ossidativo (il danno causato al l’organismo da una eccessiva produzione di radicali liberi o da un’insufficiente presenza di difese anti-ossidanti).
 Secondo Francesca Oliviero, specialista in Scienze dell’alimentazione e ricercatrice presso la cattedra di reumatologia dell’Università di Padova, esiste uno stile di vita “anti-infiammatorio”: « il modello alimentare mediterraneo – basato prevalentemente sul consumo di frutta, verdura, olio extravergine d’oliva, legumi, pesce, frutta secca oleosa – è indicato come il modello migliore di alimentazione per ridurre alcuni marcatori dell’infiammazione, in particolare la proteina C reattiva. E tra i componenti della dieta mediterranea cui vengono attribuiti gli effetti benefici maggiori — prosegue Oliviero — c’è l’olio di oliva extravergine, ricco di acido oleico e composti fenolici. Negli ultimi anni ha suscitato notevole interesse anche il tè verde. In un nostro studio, pubblicato su Frontiers Pharmacology Inflammation, abbiamo dimostrato come uno dei principi attivi del tè verde (epigallocatechina gallato) diminuisca la risposta infiammatoria agendo su specifiche vie biochimiche».
Nello studio dei canadesi e dei danesi anche il classico consiglio di perdere peso (l’obesità è uno dei principali fattori di rischio per l’artrosi) acquista più valore perché il dimagrimento, oltre a ridurre lo stress meccanico causato dai chili di troppo sulle articolazioni, diminuisce l’infiammazione sistemica e, di conseguenza, i sintomi dell’artrosi. Il tessuto adiposo, infatti, è in grado di rilasciare molecole infiammatorie, come la leptina e le citochine, la cui liberazione può essere ridotta o addirittura soppressa dalla diminuzione della massa grassa. «Accanto al controllo del peso — conclude Oliviero — non va dimenticata l’importanza di un’ attività fisica regolare, svolta in maniera adeguata alle capacità e alle caratteristiche personal». (fonte: corriere.it/salute)
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La dieta mediterranea e l’olio extravergine d’oliva.

La dieta mediterranea, arricchita di uno degli ingredienti cardine che è l’olio d’oliva, meglio se extravergine, è un toccasana per il cuore. Aggiungendo a questo regime alimentare, tra le altre cose ricco di frutta e verdura, il prezioso condimento (ne bastano quattro cucchiai al giorno) migliorano infatti gli effetti protettivi per il cuore del colesterolo ‘buono’ (Hdl), cosa che riduce il rischio di malattie cardiache e ictus. È quanto emerge da una ricerca dell’Hospital del Mar Medical Research Institute, a Barcellona, pubblicata sulla rivista Circulation.
Gli studiosi hanno preso in esame 296 persone considerate a rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, che partecipavano a uno studio denominato Prevención con Dieta Mediterránea. L’età media era di 66 anni ed è stata assegnata loro da seguire per un anno una dieta scelta tra tre diverse. La prima era una dieta mediterranea tradizionale arricchita da quattro cucchiai al giorno di olio di oliva extravergine, la seconda una dieta mediterranea tradizionale integrata giornalmente con una manciata di noci e la terza una dieta ‘di controllo’ che conteneva una quantità ridotta di carne rossa, latte e formaggi ad alto contenuto di grassi, alimenti trasformati e dolci.
Dai risultati è emerso che nessuna delle diete aumentava i livelli di colesterolo buono (Hdl) ma entrambe quelle mediterranee ne hanno migliorato le funzioni. I progressi sono stati migliori in coloro che avevano seguito la dieta con olio extravergine di oliva. In particolare, a migliorare era l’effetto di contrasto alla formazione di placche nelle arterie e la capacità vasodilatatoria, con vasi sanguigni più ‘rilassati’.(fonte: ANSA)

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Le verdure rendono più forti.

Per migliorare le performance sportive un aiuto potrebbe arrivare dalle verdure. In particolare quelle a foglia verde, come gli spinaci. Il segreto starebbe nei nitrati, che proprio questo tipo di ortaggi contengono in buone quantità. Lo dimostra uno studio condotto dall’Università di Leuven, in Belgio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Physiology. Gli studiosi hanno preso in esame un campione ristretto di persone, 27, moderatamente allenate, ad alcune delle quali è stato dato un supplemento di nitrati (che però appunto possono essere acquisiti anche con l’alimentazione), prima di uno specifico programma di allenamento per giunta in alcun casi a bassi livelli di ossigeno, una situazione simile a quella riscontrabile in altitudine. Dopo sole cinque settimane è stato osservato un cambiamento della composizione delle fibre muscolari che è collegato a un miglioramento delle performances sportive. Anche se il messaggio che arriva dallo studio è quello che mangiare verdure o comunque acquisire i nitrati possa aiutare nello sport, gli studiosi avvertono tuttavia che è meglio non esagerare: la sicurezza di queste sostanze a quantità troppo elevate per l’uomo non è stata ancora provata. (fonte: ANSA)

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L’amore, questione di cuore… e di gusto!

Avete gli stessi gusti a tavola? E’ un buon inizio per una coppia. Secondo una nuova ricerca internazionale condotta da Edelman Intelligence per Knorr l 78% degli intervistati afferma di sentirsi maggiormente attratto da persone che amano gli stessi cibi e gli stessi sapori. La ricerca, che ha coinvolto 12.000 persone in 12 paesi del mondo, rivela che una persona su tre chiuderebbe una relazione con qualcuno se i gusti alimentari non coincidessero con i propri. Inoltre, il 29% delle persone non trova attraente qualcuno che ordina un piatto che a loro non piace. Oltre la metà di noi, invece, trova che gustare nuovi sapori e fare esperienze culinarie in coppia sia sexy.
In realtà, più di tre quarti delle persone ha dichiarato che il gusto ricopre un ruolo fondamentale nella propria vita quotidiana, tanto da essere disposti a sacrificare altri aspetti personali.
Greg Tucker, psicologo inglese ed esperto del gusto, commenta: “Studiando da più di 30 anni i modelli comportamentali riguardanti il consumo di cibo, questa ricerca convalida ciò ho sempre sospettato: il cibo e il gusto sono una finestra aperta sul nostro carattere e le nostre preferenze culinarie sono una preziosa fonte di informazione per capire meglio la nostra personalità. Proprio per questo non c’è da meravigliarsi se quando siamo alla ricerca di un compagno non cerchiamo solo un partner di vita, ma anche un “compagno di mangiata”, che ami gli stessi sapori e gli stessi cibi che apprezziamo noi. (fonte: ANSA)

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