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L’importanza del “quando” mangiare, non solo “cosa”.

«La nostra ricerca è una risposta ai sempre più numerosi dati che mettono in luce l’importanza del “quando” oltre che del “cosa” mangiare per la salute di cuore e vasi» esordisce Marie-Pierre St-Onge, professore associato di medicina nutrizionale alla Columbia university di New York City, ricordando che gli organi interni hanno un loro ritmo, una sorta di orologio biologico che può influenzare anche le differenze nella capacità di utilizzare il cibo nel corso della giornata. Per studiare in dettaglio diversi aspetti legati all’effetto delle tempistiche di consumo dei pasti sulla salute cardio-metabolica, gli esperti hanno analizzato gli studi pubblicati sull’argomento e sono giunti a una conclusione generale: la gestione dei fattori di rischio cardio-metabolici e lo stile di vista sano passano per un consumo consapevole del cibo, con attenzione anche agli orari e alla frequenza dei pasti.
Entrando più in dettaglio dei risultati si nota innanzitutto che non esiste una soluzione che possa andare bene per tutti. «Per le persone che non hanno problemi a controllare il proprio rapporto con il cibo, distribuire le calorie giornaliere non in pasti fissi, ma in tanti “assaggi” nel corso della giornata può essere una soluzione accettabile entro certi limiti» dice Sonya Angelone, portavoce della Academy of nutrition and dietetics, che poi aggiunge: «Lo stesso non si può dire per chi invece ha problemi di resistenza insulinica, che mangiando continuamente non permette ai livelli di insulina di abbassarsi».
«Possiamo affermare che in linea generale è meglio consumare la maggior parte delle calorie giornaliere presto nel corso della giornata e che è preferibile digiunare per molte ore durante la notte che durante il giorno» commenta St-Onge che poi conclude: «E non bisogna dimenticare mai di pensare anche al perché si mangia: spesso infatti non è questione di fame, ma piuttosto di stress, noia o altro ancora».  (fonte: dica33.it)

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