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Archive for giugno 2017

Lo yogurt greco.

Lo yogurt greco, bianco o con frutta è un buono spuntino per placare i morsi della fame tra i pasti principali. Questo grazie al suo profilo nutrizionale e all’alto contenuto di proteine che lo rende, tra l’altro, una fonte proteica indicata in una dieta vegetariana.

Più denso nella consistenza e più acido nel sapore, lo yogurt greco è prodotto in un modo del tutto particolare rispetto allo yogurt tradizionale. Come quest’ultimo, anche quello greco viene prodotto unendo al latte dei batteri, naturalmente benefici per la salute e grazie al processo di fermentazione il latte si solidifica. Ma è nelle filtrazioni che si consumano le differenze tra lo yogurt greco e quello classico. Per il primo infatti ne sono previste tre, mentre per il suo “cugino” le filtrazioni sono solo due. E’ per questo che risulta così denso ed ha ridotte quantità di siero, lattosio, calcio, sodio e zuccheri rispetto allo yogurt classico.

Ed eccoci alle proteine. Anche il contenuto di questi nutrienti è figlio del processo di filtraggio: dal momento che aumenta la quantità di latte richiesto per produrre lo yogurt, il suo contenuto di proteine è maggiore. In particolare, l’apporto proteico è pari a circa il doppio di quello tradizionale. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

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Allarme obesità: il mondo è troppo grasso!

Il 30% della popolazione mondiale è obeso o sovrappeso che significa oltre 2 miliardi di individui tra adulti e bambini; in un anno – a causa dei chili di troppo – muoiono circa 4 milioni di persone, di cui il 40% sono ‘solo’ sovrappeso e non obese.
Lo rivela un’indagine globale pubblicata su The New England Journal of Medicine, che vede tra gli autori Christopher Murray, Direttore del Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) presso la University of Washington.
Lo studio, che ha coinvolto 195 paesi e considerato un periodo molto lungo dal 1980 al 2015, sarà anche presentato a Stoccolma in occasione dell’EAT Stockholm Food Forum.
L’analisi ha evidenziato che nel 2015 l’eccesso di peso affliggeva  2,2 miliardi di persone tra bambini e adulti nel mondo, ovvero il 30% della popolazione mondiale. In particolare sono risultati 108 milioni di bambini e oltre 600 milioni di adulti obesi (con indice di massa corporea sopra 30).
La prevalenza dell’obesità è raddoppiata dal 1980 in oltre 70 paesi ed è continuamente aumentata in quasi tutti gli altri stati.
Tra i 20 paesi più popolosi i maggiori livelli di obesità tra bambini e giovani adulti si riscontrano in Usa (quasi il 13% di questa popolazione); invece l’Egitto è il paese con più adulti obesi (circa il 35% del totale). I tassi più bassi di obesità si riscontrano invece in Bangladesh e Vietnam, rispettivamente l’1% della popolazione. La Cina, con 15.3 milioni, e l’India, con 14,4 milioni hanno il più alto numero di bambini obesi; gli Stati Uniti, con 79,4 milioni e la Cina con 57,3 milioni hanno il più alto numero di adulti obesi.
Dato il pesante fardello che i chili di troppo rappresentano per la salute in termini di aumento di rischio di malattie (da tumori a patologie cardiovascolari), concludono gli autori, non è ormai più rimandabile un intervento per ridurre il problema di sovrappeso e obesità nei diversi paesi. (fonte: ANSA)

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Menù di mare…

In questo periodo di sole, due italiani su tre mangeranno più volentieri pesce a casa e al ristorante, complice l’arrivo dei primi caldi. I consumi di prodotti ittici, infatti, hanno iniziato ad aumentare del 10% proprio dai primi di giugno, con un crescendo che andrà avanti fino a fine agosto, con la giornata top prevista a Ferragosto, come per tradizione. È quanto emerge da un’indagine Federcoopesca-Confcooperative, nel ricordare che molluschi, crostacei e prodotti ittici oltre a salvare la linea sono in grado di favorire l’abbronzatura. Il pesce, infatti, è ricco di Omega-3 e Omega-6, acidi grassi polinsaturi che mantengono elastica la pelle, combattono i radicali liberi e svolgono un ruolo importante nel raggiungimento di un’abbronzatura intensa. (fonte: ANSA).

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Noci e noccioline.

Cuore più in forma con le arachidi e la frutta secca in genere. È questa in estrema sintesi la conclusione di uno studio coordinato da Xiao-Ou Shu della Vanderbilt university a Nashville e recentemente pubblicato sulla rivista Jama internal medicine. Per arrivare a questa conclusione, la ricercatrice, assieme ai suoi colleghi, ha osservato le abitudini alimentari di oltre 200.000 persone – poco meno di 72.000 statunitensi e di 135.000 cinesi di Shangai – con particolare attenzione al consumo di noci e arachidi – ed ha scoperto che le persone che mangiavano quantità più abbondanti di frutta secca avevano un rischio ridotto del 20 per cento circa di morire troppo presto a causa di malattie cardiovascolari.
«Anche la mortalità generale, non strettamente legata alla salute di cuore e vasi, è risultata più bassa consumando buone quantità di noci e noccioline, mentre non ci sono differenze per quanto riguarda il cancro e il diabete» spiega l’autrice, precisando che pur appartenendo a famiglie diverse, noci e arachidi condividono tante proprietà salutari.
«A differenza delle noci, le arachidi sono classificate come legumi e non crescono sugli alberi ma su cespugli» dice Shu. Poi aggiunge: «Entrambe però sono ricche di nutrienti sani e fondamentali per l’organismo come acidi grassi insaturi, fibre, vitamine antiossidanti e tanti altri composti noti anche per le loro proprietà anti-infiammatorie».
E per aggiungere un altro punto a favore di noci e arachidi è importante sottolineare che i benefici per il cuore sono validi per tutti i gruppi etnici e indipendentemente da fattori come l’indice di massa corporea, l’abitudine al fumo, il consumo di alcol e altri problemi metabolici. «Ultimo, ma non certo meno importante, le arachidi sono decisamente poco costose, più economiche di altri tipi di noci e disponibili a basso costo praticamente per tutti, anche per i meno abbienti» aggiunge la ricercatrice.
Ma quante noccioline dobbiamo sgranocchiare per far star meglio il cuore?
«Non è possibile a questo punto dare un’indicazione precisa, così come non è possibile stabilire una relazione di causa-effetto tra il consumo di noci e arachidi e la riduzione della mortalità» dice Shu, ricordando che nello studio, le persone che mangiavano più frutta secca ne consumavano circa 18 grammi (2 cucchiai da tavola di arachidi con il guscio). Anche se non ci sono dati precisi, è bene comunque includere la frutta secca di ogni tipo nella dieta quotidiana, a patto che noci e arachidi non arrivino da snack dolci e salate e non siano ricoperte di sale o di zucchero. «Se così fosse probabilmente tutti i benefici per la salute verrebbero annullati» dice Sonya Angelone, portavoce della Academy of nutrition and dietetics. (fonte: dica33.it)

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L’acqua ci aiuta anche a bruciare grassi e carboidrati.

Affrontare la prova costume, in vista dell’estate, è facile come bere un bicchiere d’acqua. “In letteratura scientifica è evidente il ruolo dell’acqua nell’ attivare la termogenesi, ossia la produzione di calore da parte dell’organismo con dispendio energetico, che aiuta a far perdere peso”. A dirlo è Nicola Sorrentino,  docente di Igiene Nutrizionale all’Università di Pavia.
Alcuni studi internazionali, sottolinea l’Osservatorio, “hanno dimostrato che bere due bicchieri d’acqua a temperatura ambiente tre volte al giorno, preferibilmente in concomitanza dei tre pasti principali, aumenta del 30% il tasso metabolico.
L’aumento comincia 10 minuti dopo aver bevuto e raggiunge il suo apice a distanza di 30 minuti. Secondo gli studiosi, questo si deve al fatto che l’acqua, una volta bevuta, viene portata da 22°C a 37°C, un innalzamento in grado di ‘bruciare’ i grassi negli uomini e i carboidrati nelle donne”. (fonte: ANSA)

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Cibo e cultura.

Circa un terzo della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia è destinato alla tavola, con una decisa svolta, che dà l’impronta all’estate in arrivo, verso prodotti ad alto valore salutistico. E’ quanto emerge da un’ analisi della Coldiretti in occasione dell’incontro su “Vacanze tra cibo e cultura con i superfood della nonna”, che ha visto la firma dell’accordo per la valorizzazione dei circuiti nazionali di eccellenza a sostegno dell’offerta turistica tra il ministro dei Beni Culturali e del turismo Dario Franceschini e il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo.
L’alimentare è la principale voce del budget delle vacanze – aggiunge Coldiretti – e complessivamente si stima che, tra il consumo di pasti nella ristorazione (14 miliardi) e l’acquisto di prodotti alimentari nei negozi e mercati (12 miliardi), i turisti spendono per cibo e bevande 26 miliardi di euro, su un totale di 75 miliardi del fatturato turistico annuale.
La novità dell’estate 2017 in Italia – prosegue Coldiretti – è appunto il forte aumento dell’offerta del benessere a tavola, a seguito del boom delle richieste. Si va dall’incremento dell’11% della domanda di cibi integrali a quella del 26% degli alimenti senza glutine, dal +20% del biologico al +7% delle bevande vegetali, ma anche le nuove tendenze vegane e l’esplosione dei cibi cosiddetti “superfood” ai quali sono abbinate proprietà salutistiche, come bacche di goji e fagioli azuchi, o lo zenzero (+141% il giro di affari in un anno) e curcuma (+93%).
Una domanda alla quale i pubblici esercizi non mancano di adeguarsi, con un aumento del 34% di ristoranti vegani in un anno, mentre sono saliti a 4mila i locali che hanno seguito corsi formativi da parte dall’Associazione Italiana Celiachia. L’Italia inoltre – aggiunge Coldiretti – può contare su una miriade di prodotti alimentari tradizionali e specialità Dop/Igp che vantano grandi proprietà nutrizionali, dei veri e propri ‘superfood’ della nonna. (fonte: ANSA)

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I disturbi alimentari.

Colpiscono già all’età di 8-10 anni, e spesso rimangono nascosti per decenni. I disturbi dell’alimentazione, anoressia e bulimia in testa, riguardano circa 3 milioni di italiani. Ma molto si può fare per prevenirli, anticipare la diagnosi e migliorare gli interventi di cura. Questi gli obiettivi della Giornata Mondiale sui Disturbi Alimentari, promossa dall’Academy of Eating Disorders che si è celebrata il 2 giugno.
Secondo una recente indagine della Società Italiana di Pediatria (Sip), il 28% di un campione di 10 mila adolescenti esaminato si vede in sovrappeso, ma solo l’11,7% lo è effettivamente secondo le valutazioni del pediatra. Un’immagine distorta del proprio aspetto fisico, ma anche difficoltà relazionali ed aspettative estetiche sempre più alte contribuiscono a porre le basi di questo problema. All’insegna dell’hashtag #WeDoActTogether e #WorldEatingDisordersDay, in occasione del 2 giugno, l’associazione nazionale Consult@Noi sta diffondendo sui social le “9 verità sui disturbi alimentari”. La prima recita: “le persone che ne soffrono hanno un aspetto sano ma possono essere molto malate”, la seconda invece suggerisce che “le famiglie non sono da biasimare, spesso sono anzi di grande aiuto”. Nove sono anche gli obiettivi da raggiungere attraverso una maggiore sensibilizzazione delle istituzioni al problema. Tra questi, l’invito a una maggiore collaborazione con medici e pediatri per anticipare la diagnosi, ma anche cure accessibili e interventi nelle scuole. (fonte: ANSA)

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Non è colpa dei geni se non si perde peso!

Non ci sono scuse genetiche che tengano quando si parla di perdere peso. In altre parole essere portatori di un particolare patrimonio genetico non modifica le possibilità di successo quanto si decide di ridurre i chili in eccesso.
«Tra i tanti identificati, il “gene Fto” è quello che ad oggi è riuscito a spiegare la maggior parte delle differenze nelle caratteristiche dell’obesità nel corso della vita» spiega Katherine Livingstone, della Newcastle University (Regno Unito), prima autrice di uno studio da poco pubblicato sulla rivista British medical journal.
Dal momento che studi precedenti hanno dimostrato che i portatori di una particolare variante del gene Fto hanno un maggior rischio di accumulare peso e diventare obesi, i ricercatori hanno cercato di capire se questa caratteristica genetica fosse legata anche a un maggiore difficoltà nel perdere peso. E per raggiungere il loro obiettivo, Livingstone e colleghi hanno preso in considerazione la letteratura scientifica già pubblicata sull’argomento arrivando a selezionare 8 studi per un totale di poco più di 9.500 persone coinvolte.
«Le strategie utilizzate per perdere peso erano varie e includevano il controllo dell’alimentazione, l’aumento dell’attività fisica o anche l’uso di farmaci» spiega la ricercatrice, che poi aggiunge: «E a conti fatti abbiamo potuto osservare che non ci sono state differenze significative nei risultati sulla base delle caratteristiche genetiche dei partecipanti».
Ciò significa che anche i portatori della variante “pro-obesità” del gene Fto potevano perdere peso e le loro probabilità di successo erano le stesse di chi aveva, almeno in teoria, la genetica di Fto dalla sua parte. «Di fronte a questi risultati i singoli cittadini possono smettere di dare la colpa ai geni se non riescono a perdere peso, e i professionisti della salute ora sanno che le caratteristiche genetiche di Fto non possono rappresentare un ostacolo alla messa in campo di strategie contro l’epidemia di obesità» conclude John Mathers, professore di nutrizione umana alla Newcastle University e coordinatore dello studio. (fonte: www.dica33.it)

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