Orario : Da Lunedì al Venerdì dalle 16:00 alle 20:00 - Sabato e domenica a domicilio
  Contatti : +39 329 6049834

Archive for marzo 2017

Bambini, il fruttosio può creare danni irreparabili.

Troppo zucchero rischia di trasformarsi in “veleno” per il fegato dei bambini. Il pericolo arriva dal fruttosio, aggiunto ai cibi e alle bevande, capace di scatenare dei meccanismi simili a quelli dell’alcol. Ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero (circa 25 grammi) accresce di una volta e mezza il rischio di sviluppare malattie epatiche gravi. Lo sostengono i ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che, per la prima volta hanno dimostrato i danni del fruttosio sulle cellule del fegato dei più piccoli. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Hepatology. A differenza del glucosio, che può essere utilizzato quasi da ogni cellula del nostro corpo, il fruttosio può essere metabolizzato solo dal fegato, perché esso è l’unico organo in cui è presente il suo trasportatore. Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. ”Diversi studi hanno provato che l’elevato consumo di zucchero è associato a numerose patologie sempre più frequenti in età pediatrica come l’obesità, il diabete di tipo II e le malattie cardiovascolari. Ma poco si sapeva del suo effetto sul tessuto epatico, almeno fino ad oggi” spiega Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epato-metaboliche del Bambino Gesù. ”Con la nostra ricerca abbiamo colmato la lacuna. Gli spuntini dei bambini dovranno essere solo eccezionalmente a base di succhi di frutta o merendine confezionate e non la regola quotidiana”. (fonte: ANSA)

Leggi tutto

L’importanza del “quando” mangiare, non solo “cosa”.

«La nostra ricerca è una risposta ai sempre più numerosi dati che mettono in luce l’importanza del “quando” oltre che del “cosa” mangiare per la salute di cuore e vasi» esordisce Marie-Pierre St-Onge, professore associato di medicina nutrizionale alla Columbia university di New York City, ricordando che gli organi interni hanno un loro ritmo, una sorta di orologio biologico che può influenzare anche le differenze nella capacità di utilizzare il cibo nel corso della giornata. Per studiare in dettaglio diversi aspetti legati all’effetto delle tempistiche di consumo dei pasti sulla salute cardio-metabolica, gli esperti hanno analizzato gli studi pubblicati sull’argomento e sono giunti a una conclusione generale: la gestione dei fattori di rischio cardio-metabolici e lo stile di vista sano passano per un consumo consapevole del cibo, con attenzione anche agli orari e alla frequenza dei pasti.
Entrando più in dettaglio dei risultati si nota innanzitutto che non esiste una soluzione che possa andare bene per tutti. «Per le persone che non hanno problemi a controllare il proprio rapporto con il cibo, distribuire le calorie giornaliere non in pasti fissi, ma in tanti “assaggi” nel corso della giornata può essere una soluzione accettabile entro certi limiti» dice Sonya Angelone, portavoce della Academy of nutrition and dietetics, che poi aggiunge: «Lo stesso non si può dire per chi invece ha problemi di resistenza insulinica, che mangiando continuamente non permette ai livelli di insulina di abbassarsi».
«Possiamo affermare che in linea generale è meglio consumare la maggior parte delle calorie giornaliere presto nel corso della giornata e che è preferibile digiunare per molte ore durante la notte che durante il giorno» commenta St-Onge che poi conclude: «E non bisogna dimenticare mai di pensare anche al perché si mangia: spesso infatti non è questione di fame, ma piuttosto di stress, noia o altro ancora».  (fonte: dica33.it)

Leggi tutto

Chi fa le “ore piccole” e si alza tardi la mattina, tende ad ingrassare più dei mattinieri.

Chi va a letto tardi ha maggiori probabilità d’ingrassare. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Obesity dai ricercatori del National Institute for Health and Welfare di Helsinki (Finlandia), secondo cui le persone mattiniere tenderebbero a seguire un’alimentazione più sana di quelle abituate a fare le “ore piccole”.

Nel corso della ricerca, gli autori hanno esaminato il regime alimentare di 1.854 finlandesi di età compresa tra 25 e 74 anni. Al termine dell’analisi, hanno scoperto che i soggetti che si alzavano presto al mattino e non tardavano ad andare a letto la sera, tendevano a mangiare alimenti più sani rispetto a quelli che dormivano fino a tardi e la notte facevano le ore piccole. Nello specifico, gli studiosi hanno osservato che i “nottambuli” a colazione mangiavano meno dei “mattinieri”, ma sceglievano cibi più grassi e ricchi di zuccheri, mentre i secondi prediligevano cibi caratterizzati da un corretto apporto di proteine e vitamine.

Non è tutto: le cattive abitudini di chi andava a letto tardi si manifestavano anche a cena. Anche durante questo pasto, i notturni tendevano maggiormente a consumare alimenti ricchi di zuccheri, grassi e acidi grassi saturi. Inoltre, nel fine settimana erano più propensi a mangiare a orari irregolari e ad assumere quantità più elevate di cibo. Gli esperti aggiungono che i soggetti che andavano tardi a letto mostravano anche la tendenza a dormire meno bene e a praticare poca attività fisica. Tutti questi elementi messi insieme, spiegano gli scienziati, finiscono per accrescere il rischio di diventare obesi e di sviluppare cardiopatie e diabete.

“Fare un collegamento tra il tipo di orologio biologico delle persone, ciò che mangiano e quando lo fanno, fornisce una nuova prospettiva sul perché alcuni individui sono più propensi di altri ad assumere decisioni alimentari insalubri – osserva Mirkka Maukonen, che ha diretto la ricerca -. Questo studio dimostra che i soggetti nottambuli hanno abitudini alimentari meno equilibrate, che li mettono in condizione di correre un rischio più elevato di sviluppare obesità, diabete e malattie cardiache. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

 

Leggi tutto

I 10 cibi capaci di potenziare le difese dell’organismo.

Brodo di pollo, aglio, broccoli e cannella. Non sono gli ingredienti di una nuova ricetta, ma alimenti che andrebbero consumati spesso durante la fredda stagione invernale. Tutti questi cibi, infatti, aiutano a combattere i malanni da raffreddamento, perché rafforzano il sistema immunitario. Inoltre, aiutano ad alleviare i sintomi di raffreddore e influenza. Ecco, nello specifico, i 10 super-cibi capaci di potenziare le difese dell’organismo.

Brodo di pollo – È il classico rimedio della nonna. Non serve soltanto a dare sollievo alla gola irritata, ma aiuta anche a scaldarsi e a idratare l’organismo. Inoltre è ricco di sostanze benefiche, come gli aminoacidi glicina e arginina, il magnesio e il fosforo, che aiutano a rafforzare il sistema immunitario.

Aglio – Ha un elevato potere immunostimolante, è un antivirale naturale e ha proprietà antibatteriche. Le sue caratteristiche benefiche sono dovute all’allicina, un composto che protegge la pianta dai parassiti e svolge un effetto positivo sulla salute umana. Grazie alle proprietà infiammatorie di questa sostanza, l’aglio rafforza l’azione del sistema immunitario. Ma come consumarlo senza incorrere nel rischio dall’alito cattivo? Gli esperti consigliano di tagliare il tubero in 4-5 pezzi e d’ingoiarli senza masticarli, come se fossero medicinali.

Spinaci – Sono ricchi di vitamina C e acido folico, due sostanze che aiutano a rafforzare il sistema immunitario e a restare in buona salute. Inoltre, questi vegetali rappresentano una delle maggiori fonti di potassio e magnesio, che favoriscono la corretta idratazione dell’organismo. Ma gli esperti avvertono, per ottenere questi benefici è consigliabile mangiarli almeno due-tre volte a settimana.

Broccoli – I broccoli, i cavoli e, in generale, le verdure crucifere aiutano a disintossicare l’organismo e a prevenire diverse malattie. Inoltre, contengono una sostanza, chiamato colina, che protegge fegato e intestino. Infine, sono ricchi di vitamina C e calcio.

Yogurt – Contiene i probiotici, che favoriscono il corretto funzionamento dell’intestino perché influenzano la composizione della flora batterica. Questo permette anche di rafforzare il sistema immunitario, dato che è proprio nell’intestino che si formano le cellule immunitarie.

Pompelmo – Le arance non sono le principali fonti di vitamina C. I pompelmi, infatti, ne contengono di più. Questi frutti aiutano a ridurre l’intensità dei sintomi del raffreddore e delle sindromi infiammatorie. Inoltre, contengono il licopene, una sostanza che favorisce il corretto funzionamento del sistema immunitario.

Pomodori – Aiutano a rafforzare le difese immunitarie perché sono la principale fonte di licopene, che è anche la sostanza che conferisce all’ortaggio il caratteristico colore rosso.

Ostriche – Sono ricche di zinco, un minerale che rende più forte il sistema immunitario. Inoltre, questa sostanza riduce i sintomi da raffreddamento.

Cannella – Ha proprietà antivirali, antibatteriche e antimicotiche. Inoltre, stimola la circolazione sanguigna attraverso l’organismo, un effetto benefico particolarmente apprezzato da mani e piedi durante la fredda stagione invernale.

Funghi – Rappresentano uno dei pochi cibi contenenti la vitamina D. Questa sostanza viene prodotta dall’organismo durante l’esposizione alla luce solare. Pertanto, consumare i funghi è particolarmente utile durante l’inverno, quando le occasioni di predere il sole sono più rare. Inoltre,  questi alimenti sono ricchi di zinco e hanno proprietà antivirali e antibatteriche. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

Leggi tutto

Caramelle “sugar free”, sarà sempre vero?

Quando si è a dieta spesso per riempire “i buchi” tra un pasto e l’altro si mangiucchiano caramelle, naturalmente “senza zucchero” o “sugar free”: in questo modo ci sentiamo liberi di consumarne quante ne vogliamo.

Ma siamo proprio sicuri che essendo senza zucchero se ne possano mangiare a volontà?

Se si leggono gli ingredienti e i valori nutrizionali presenti sulle confezioni, si scopre che il dolce è dato da un mix di polioli, dolcificanti sintetici e raramente stevia.

I Polioli, conosciuti anche per il loro effetto lassativo, hanno un potere calorico uguale o inferiore al saccarosio ( circa 2.4 kcal/g contro le 4 kcal/g dello zucchero comune) e un potere dolcificante inferiore o simile a quello del saccarosio: per avere quindi lo stesso effetto dolcificante se ne deve usare in quantità maggiore e non sono certamente privi di calorie.

Gli edulcoranti di origine artificiale sono aspartame e acesulfame K a ZERO kcal; la Stevia invece è un dolcificante naturale senza calorie ma più dolce del comune zucchero.

Se alle kcal di cui si ha bisogno ogni giorno si aggiungesse una confezione di caramelline “senza zucchero”, introdurremmo non poche kcal in più al mese con il rischio addirittura di aumentare di peso.

Inoltre il sapore dolce delle caramelle stimola ulteriormente l’appetito e la voglia di dolce e si rischia di diventare “dolci dipendenti”.

Non si può fare a meno delle caramelle? Mangiamone poche e controlliamo sempre gli ingredienti! fonte: sicurezzanutrizionale.org)

Leggi tutto

La dieta mediterranea aiuta a prevenire il cancro al seno.

Il consumo regolare di olio d’oliva, pesce, frutta, noci, verdura e cereali integrali potrebbe ridurre, in modo significativo, il rischio di cancro al seno. Lo hanno scoperto gli scienziati del Maastricht University Medical Centre di Maastricht (Paesi Bassi), durante uno studio durato oltre vent’anni, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista International Journal of Cancer. Secondo gli esperti, seguire la dieta mediterranea aiuterebbe a prevenire, in particolare, le probabilità di sviluppare il tumore alla mammella ER/PR negativo (ossia negativo ai recettori di estrogeni e progesterone), una forma di cancro che sorge nella donna dopo la menopausa e che non può essere trattato con la terapia ormonale.

Gli scienziati hanno monitorato, per più di due decenni, lo stato di salute di 62.573 donne olandesi di età compresa tra 55 e 69 anni, che avevano preso parte al Netherlands Cohort Study. In particolare, hanno controllato scrupolosamente il regime alimentare seguito da ciascuna partecipante. Al termine dell’indagine, hanno scoperto che la dieta mediterranea aiuta a prevenire il rischio di tumore alla mammella. L’effetto benefico maggiore è determinato dal consumo della frutta secca: dopo aver analizzato l’influenza dei singoli componenti di questo regime alimentare, gli studiosi hanno osservato che a proteggere contro il cancro sono soprattutto le noci, seguite dalla frutta e dal pesce. I ricercatori hanno calcolato, infine, che se tutti seguissero la dieta mediterranea, potrebbero essere evitati circa un terzo (32,4%) dei casi di cancro al seno ER/PR negativo e il 2,3% di tutti i casi di tumore alla mammella.

“La nostra ricerca può aiutarci a fare luce su come i modelli alimentari possano influenzare il rischio di sviluppare il cancro – spiega Piet A. van den Brandt, che ha diretto lo studio -. Abbiamo trovato un forte legame tra la dieta mediterranea e la riduzione del rischio di cancro al seno ER/PR negativo tra le donne in post-menopausa, anche in una popolazione che non fa parte dell’area mediterranea. Questo tipo di tumore alla mammella di solito ha una prognosi peggiore degli altri tipi di cancro al seno”. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

Leggi tutto

Quando le diete non funzionano?

La parola “dieta” deriva dal greco δίαιτα che significa “stile di vita”. Viene spesso associata impropriamente a regimi alimentari che prevedono un apporto calorico molto basso e spesso carenti in carboidrati (la maggior parte di queste diete prevede l’esclusione di pane, pasta ecc.), ma anche di proteine come nel caso delle diete detox o di alcune diete mono alimento (es. dieta del minestrone).

Questi regimi alimentari promettono risultati “miracolosi” in poco tempo facendo leva sul desiderio delle persone di perdere peso velocemente. Propongono però un’alimentazione che non può essere seguita per lungo tempo perchè eccessivamente restrittiva.

Il risultato? Dopo un breve periodo di restrizioni e rinunce, si perde qualche chilo, ma la fame, la stanchezza e il desiderio di mangiare il piatto preferito prendono il sopravvento. La persona riprende le proprie abitudini alimentari e con loro i chili persi.

Un altro errore comunemente diffuso è associare alla parola “dieta” il significato “negativo” di rinuncia, restrizione, sofferenza, fame… La maggior parte delle persone che si rivolge ad professionista per perdere peso, è disposta a seguire il piano alimentare proposto (nella maggior parte dei casi si tratta di un piano alimentare bilanciato in nutrienti e più o meno ipocalorico) vedendo il percorso alimentare come una fase temporanea di restrizione e rinunce necessaria per raggiungere l’obiettivo in brevissimo tempo.

Se la persona interrompe il percorso perché, insoddisfatta dei risultati ottenuti e stanca di rinunciare ai propri piatti preferiti, preferisce riprendere le proprie non sane abitudini alimentari finisce inevitabilmente in un circolo vizioso tra momenti di restrizione alimentare e momenti di alimentazione sbilanciata a favore di grassi e zuccheri.

L’errore nasce proprio dal significato che viene attribuito alla parola dieta. Per recuperare il proprio peso forma, mantenere il risultato ottenuto e prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari e metaboliche è necessario infatti modificare le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita in modo duraturo nel tempo. Questo lo si può ottenere seguendo i consigli di un professionista che, grazie ai suoi consigli e al piano alimentare che elabora, istruirà il paziente affinché quest’ultimo impari ad alimentarsi in modo equilibrato, scegliendo consapevolmente e con cura quali alimenti consumare e quali porzioni alimentari adottare per assumere le quantità di nutrienti (carboidrati, proteine, grassi), fibra, vitamine, minerali, antiossidanti e fitocomposti di cui l’organismo ha bisogno. (fonte: sicurezzanutrizionale.org)

Leggi tutto

Le prugne.

Le prugne sono rinomate per il loro benefici a livello intestinale. In molti, ad esempio, le conoscono come efficace rimedio naturale contro la costipazione. I buoni motivi per mangiarle, però, non finiscono qui. Questi frutti sono infatti utilizzati ormai da secoli nel trattamento della pressione alta, dell’ittero, della febbre, del diabete e di vari problemi di digestione.

Alla base dei loro benefici ci sarebbe la loro caratteristica composizione nutrizionale. Nel caso del trattamento della costipazione tutto dipenderebbe principalmente dalle fibre (che per l’80% sono del tipo solubile) e dal sorbitolo, noto per le sue proprietà lassative, presenti al loro interno. Le fibre renderebbero inoltre le prugne adatte all’alimentazione da seguire per combattere il diabete; queste molecole aiutano infatti ad evitare il rapido aumento della glicemia che sarebbe altrimenti promosso dall’abbondanza di zuccheri semplici che caratterizza le prugne: glucosio, fruttosio, saccarosio e lo stesso sorbitolo. Tuttavia, resta sempre importante non esagerare con il consumo di alimenti così ricchi di questi nutrienti.

Oltre alle fibre e agli zuccheri, le prugne apportano poi anche aminoacidi, vitamine e minerali. In particolare, questi frutti sono fonti di vitamina A, vitamine del gruppo B, vitamina K, calcio, magnesio, zinco, rame, manganese, selenio, boro e potassio. Quest’ultimo può essere utile per proteggere la salute cardiovascolare, mentre il calcio rende le prugne un prezioso alleato contro l’osteoporosi. A questi nutrienti si aggiungono composti dall’azione antiossidante – i polifenoli – che nelle prugne sarebbero particolarmente abbondanti. Infine, nutrienti e sostanze presenti nelle prugne sembrano conferire a questi frutti anche proprietà antitumorali e protettive nei confronti del fegato e aiutare a tenere sotto controllo il livello dei grassi nel sangue.

Introdurre le prugne nella propria alimentazione quotidiana sembra quindi una buona idea, ad esempio come spuntino, oppure a colazione, come aggiunta alla classica tazza di latte e cereali. Le prugne sono anche ottimi ingredienti per la cucina salata; provatele in aggiunta a un’insalata, insieme alla carne o col prosciutto crudo. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

Leggi tutto

I semi di chia.

In Italia non sono molto conosciuti, eppure i semi di chia sono ricchi di diverse sostanze nutritive. Ricavati dalla pianta floreale Salvia hispanica, questi alimenti rappresentano, infatti, una notevole fonte di fibre, omega-3, antiossidanti, magnesio, zinco, ferro e calcio. Consumarne circa 30 grammi basterebbe a fornire il 18% del fabbisogno giornaliero di calcio, il 27% di fosforo, il 30% di manganese e piccole quantità di potassio, zinco e rame. Inoltre, sono anche indicati per restare in forma: 30 grammi di semi di chia contengono circa 138 calorie, 8 grammi di grassi, 12 grammi di carboidrati, 10 grammi di fibre e 5 grammi di proteine. Assumerne un cucchiaino al giorno potrebbe, inoltre, prevenire lo sviluppo di diverse patologie.

Grazie al loro elevato contenuto di fibre, i semi di chia aiutano a prevenire la stitichezza e facilità la regolarità intestinale, mantenendo sano l’apparato digerente.

Aiutano anche a restare in forma, perché hanno la capacità di prolungare la sensazione di sazietà e, inoltre, contengono poche calorie.

Essendo ricchi di fibre, i semi di chia riducono le infiammazioni dei diverticoli, perché aiutano ad assorbire l’acqua nel colon e favoriscono i movimenti intestinali.

Alcuni studi hanno dimostrato che le diete ricche di fibre sono associate a un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Inoltre, consumare alimenti che ne sono ricchi aiuta a mantenere la glicemia stabile.

I semi di chia, infine, grazie al loro contenuto di fibre, aiutano a ridurre i livelli di pressione sanguigna e di colesterolo. Inoltre, questi alimenti rappresentano una delle maggiori fonti vegetali degli acidi grassi omega 3, noti per la loro capacità di abbassare i livelli di colesterolo “cattivo” e di trigliceridi nel sangue, diminuire la placca aterosclerotica, migliorare la funzione endoteliale e ridurre la pressione sanguigna. (fonte: salute24.ilsole24ore.com)

 

Leggi tutto

I cibi del buon umore.

Dagli spinaci al cioccolato rigorosamente fondente, passando per tacchino, salmone e zuppa di cereali integrali: ecco i cinque cibi antistress da mettere nel piatto, specie dopo una giornata particolarmente pesante che ci ha lasciato di cattivo umore. Infatti, sono ormai numerosi gli studi scientifici che provano gli effetti antistress di certi cibi, specie quelli che contengono ‘serotonina’ (la molecola del buon umore) o molecole affini, ‘dopamina’, la ‘molecola del piacere’ e sostanze che riducono nell’organismo la concentrazione dell’ormone principale dello stress – il cortisolo.
Si può cominciare il pasto con un buon contorno di verdura o insalata a foglia verde. Ottimi gli spinaci che contengono ‘folato’ (una vitamina del gruppo B), che l’organismo utilizza per produrre la molecola del piacere, la dopamina, spiega Heather Mangieri della Academy of Nutrition and Dietetics statunitense in un’intervista sul magazine Health.
Come secondo va bene una porzione di tacchino che contiene una quantità apprezzabile di ‘triptofano’, la molecola precursore dell’ormone del buon umore, la serotonina. Uno studio pubblicato sul Journal of Psychiatry and Neuroscience mostra che un grammo di triptofano tre volte al giorno riduce l’aggressività, l’irritabilità e la propensione alla lite e calma.
Ottimo anche un secondo di pesce, prediligendo i pesci grassi come tonno o salmone, ricchi di grassi omega-3 che in uno studio sulla rivista Brain, Behaviour and Immunity si sono dimostrati capaci di ridurre del 20% i livelli di ansia di un gruppo di individui.
Come primo si può scegliere un piatto di cereali integrali, pane o pasta o ancora meglio avena: il loro segreto è favorire la produzione di serotonina.
Infine c’è spazio anche per un dessert: sì a cioccolato fondente che abbassa i livelli di cortisolo e con i suoi antiossidanti aiuta a rilassare le pareti dei vasi sanguigni riducendo la pressione del sangue.Alla fine di questo pasto, di certo, lo stress di una giornata pesante risulterà alleviato. (fonte: ANSA)

Leggi tutto