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Archive for gennaio 2017

Non si mangia nel cuore della notte…

“Il modo più facile di accumulare peso è mangiare di notte, la melatonina ha il suo picco tra le 22 e le 23, l’ideale è pertanto andare a dormire verso le 23.30, più posticipiamo e più andiamo contro l’orologio biologico”. Lo afferma Roberto Manfredini, professore ordinario di medicina interna e direttore della clinica San’Anna di Ferrara, uno dei maggiori esperti di cronobiologia, in una intervista a www.de-gustare.it. Secondo Manfredini non basta fare attenzione a cosa si mangia ma anche a quando. “Per dormire bene, la sera meglio la pasta alla carne, se mangi una grigliata di carne, l’effetto è lo stesso che andare in palestra, la sera le proteine favoriscono l’eccitazione, i carboidrati sono ipnoinducenti – afferma – Meglio dunque un piatto di pasta”. Quindi secondo l’esperto ‘chi evita i carboidrati la sera a causa degli zuccheri, che rischiano di far accumulare peso, non ha fatto bene tutti i conti’.
La cronobiologia è una branca della medicina che si occupa della variabile tempo applicata alle funzioni vitali, le quali hanno tutte un ritmo, ha spiegato Manfredini. (fonte: ANSA)

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Influenza e raffreddore: come mangiare.

Il vecchio detto inglese ‘feed the cold, starve the fever’, letteralmente ‘nutri il raffreddore, affama la febbre’, potrebbe dover essere trasformato in ‘nutri il virus, affama il batterio’. Secondo uno studio dell’università di Yale pubblicato dalla rivista Cell, infatti, il cibo è di aiuto nel caso di un’influenza, un raffreddore o un’altra infezione virale, mentre per quelle batteriche il digiuno è una scelta migliore che aumenta le probabilità di guarigione.
La ricerca è partita dall’osservazione che i topi, come gli uomini, all’inizio dell’infezione perdono l’appetito, ma quelli attaccati da virus ricominciano a mangiare molto prima degli altri. Per verificare la possibilità che ci siano differenze nel comportamento legate al tipo di infezione i ricercatori hanno usato dei topi infettati con influenza murina o con il batterio Listeria, nutriti a forza con glucosio o fatti digiunare.
L’alimentazione forzata è risultata deleteria in caso di infezione batterica, con i topi nutriti che sono morti, mentre quelli con il virus che hanno mangiato sono guariti in percentuale più alta rispetto a quelli sempre con l’influenza ma senza cibo. A causare la differenza di effetto, spiegano gli autori, è la diversa risposta dell’organismo agli agenti patogeni. Nel caso di infezione batterica c’è una grande produzione di radicali liberi, molecole molto dannose per l’organismo, che è contrastata dal digiuno. I virus non danno invece questo effetto, e quindi il corpo ‘richiede’ cibo per riguadagnare forza e combattere l’infezione. “Attraverso i millenni tutti gli organismi si evolvono per essere in sintonia con cosa vogliono le cellule – spiega Andrew Wang, primo autore dello studio -. Le cellule richiedono alcuni nutrienti per eseguire dei compiti, e le preferenze per il cibo potrebbero essere il metodo usato dal corpo per dirci come sopravvivere meglio ai diversi tipi di infezione”.
Fra gli alimenti che più danno comfort quando si ha l’influenza l’unico ad avere una ‘giustificazione scientifica’ è la zuppa di pollo che, per uno studio pubblicato nel 2000, riesce a mitigare le infezioni. Secondo una ricerca del servizio Usa ZocDoc, che fornisce consigli medici on line, il picco di richieste sull’influenza coincide con un aumento del 15-20% delle ordinazioni di zuppa calda al servizio a domicilio GrubHub. (fonte: ANSA)

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La dieta in gravidanza.

La dieta seguita in gravidanza non solo può influenzare le caratteristiche metaboliche del nascituro, dall’obesità alla predisposizione al diabete, ma potrebbe essere responsabile di problemi come l’iperattività e i disturbi del comportamento. Lo afferma uno studio del King’s College di Londra pubblicato dal Journal of Child Psychology and Psychiatry, che punta il dito contro un’alimentazione troppo ricca di grassi e zuccheri. I ricercatori hanno confrontato 83 bambini con problemi comportamentali precoci con 81 in cui non erano stati segnalati, determinando come la dieta seguita dalla mamma in gravidanza avesse cambiato l’attività di un gene chiamato Igf2, coinvolto nello sviluppo del feto e di alcune aree del cervello come il cerebellum e l’ippocampo, implicate nella sindrome di iperattività. Dalla ricerca è emerso un legame tra dieta troppo ricca di grassi e zuccheri, scarsa attività del gene e conseguente iperattività e altri problemi nel nascituro.
“Questi risultati suggeriscono che promuovere una dieta prenatale salutare può abbassare il livello dei sintomi di iperattività e dei problemi di condotta – spiega Edward Barker, uno degli autori -. Questo è incoraggiante, visto che i fattori nutrizionali possono essere corretti”. (fonte: ANSA)

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Il latte d’asina.

Buono e nutriente, il latte di asina amiatina è un sostituto ideale per i bambini allergici al latte vaccino. E’ il risultato delle ricerche condotte al dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa dove da alcuni anni si studiano le proprietà nutraceutiche di questo alimento e la filiera produttiva legata agli asini amiatini, una razza autoctona allevata in Toscana. Sul tema è anche in corso un progetto finanziato dalla Regione Toscana al quale partecipano, oltre all’ateneo pisano, l’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze come capofila, l’istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana e il Complesso Agricolo Forestale Regionale di Scarlino (Grosseto) dove sono attualmente allevati circa 150 asini amiatini. “Il latte bovino è largamente utilizzato come sostituto del latte materno, ma dal 2 al 7,5% dei neonati è allergico alle proteine del latte vaccino – spiega Mina Martini dell’Università di Pisa – e si tratta un problema non del tutto risolto dai latti industriali che spesso non incontrano il gusto dei bambini per il loro sapore poco gradevole, senza considerare che alcuni di questi prodotti non sono totalmente esenti dal rischio di sensibilizzazione allergica”. Il latte di asina è dunque un’alternativa naturale ideale per il sapore gradevole e perché è ben tollerato dai soggetti allergici al latte vaccino al contrario di altri latti alimentari come quello di capra, ovino o bufalino. Dal punto di vista nutrizionale, il latte di asina, spiega una nota dell’ateneo pisano, “ha un contenuto proteico medio (1,60%) simile a quello del latte umano, caratterizzato dalla bassa quantità di caseine, soprattutto quelle ritenute più allergizzanti e, come il latte materno, ha un alto contenuto di lattosio (7%) che stimola l’assorbimento del calci e la presenza elevata di lisozima e lattoferrina favorisce la riduzione delle infezioni intestinali”. Inoltre, conclude Martini, “la possibilità di utilizzare il latte proveniente da un’unica razza, quella amiatina, garantisce una maggiore costanza nella qualità del prodotto impiegato e la possibilità, tramite la selezione genetica, di un continuo miglioramento qualitativo”. (fonte: ANSA)

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Perchè gli esperti dicono “no” alla dieta vegana.

Una dieta troppo povera di cibi da fonti animali può aumentare il rischio di nascite pretermine. Particolarmente vulnerabili sono in particolare coloro che seguono una dieta vegana e in parte quella vegetariana, soprattutto se non riescono a integrare un elemento chiave, la vitamina b12, la cui carenza può portare proprio ad un maggiore rischio di nascita del bambino prima del termine. Lo evidenzia una ricerca guidata da Tormod Rogne, dell’Akershus University Hospital, in Norvegia, pubblicata su American Journal of Epidemiology.
La ricerca ha monitorato oltre 11mila gravidanze (11.216) in 11 Paesi.
“Abbiamo rilevato che la carenza di questa vitamina è stata associata con un 21 per cento in più di rischio di parto prematuro”, spiega Rogne. Oltre a sottolineare come una carenza di vitamina B12 possa anche essere dovuta a malnutrizione e povertà, gli studiosi evidenziano differenze sostanziali di cui tenere conto tra vegani e vegetariani, dando anche alcuni consigli.
“I vegani non mangiano tutti gli alimenti di origine animale e possono quindi diventare carenti di vitamina B12 se non prendono integratori – spiega Vibeke Videm, della Norwegian University of Science and Technology – mentre questa stessa carenza non è comune nei vegetariani che consumano latticini o uova, perché possono facilmente soddisfare le dosi raccomandate attraverso questi alimenti”.
Ma di quanti latticini c’è bisogno? Secondo Videm, una combinazione di 30 centilitri di latte e 50-75 grammi di formaggio (5-8 fette) vanno bene al di fuori della gravidanza. Il formaggio può essere sostituito con quattro cucchiai di ricotta. Ma in gestazione meglio aggiungere un bicchiere di latte, 3-4 fette extra di formaggio o una buona porzione di yogurt.(fonte: ANSA)

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Importanti i benefici del cibo ricco di carotenoidi.

Una sostanza presente in arance, zucca e peperoni rossi può aiutare a ridurre il rischio di cancro legato al fumo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research che descrive come il pigmento, chiamato beta-criptoxantina (BCX), riduca la crescita di tumore del polmone. “Per chi è a maggior rischio di esposizione al fumo di tabacco, i nostri risultati forniscono la prova sperimentale che mangiare cibi ad alto contenuto di carotenoidi può avere un effetto benefico sul rischio di cancro ai polmoni”, spiega il coautore dello studio Xiang-Dong Wang.
Una dose giornaliera pari al consumo di un peperone o due mandarini, è risultata la dose più efficace. I risultati sono stati confermati da test su cellule tumorali del polmone umano. Ogni anno in Italia ci sono circa 38.200 nuove diagnosi di tumore del polmone e questa neoplasia conta quasi 34.000 morti l’anno. Tra le cause, come noto, il fumo. In particolare la nicotina non è considerata causa diretta di cancro, ma alcuni studi hanno dimostrato che può promuoverne la crescita. Quando è inalata, infatti, si lega a recettori presenti sulla superficie dei polmoni e noti come α7-nAChR, promuovendo la proliferazione cellulare coinvolta nella crescita del cancro. I ricercatori della Tufts University, nel Massachusetts, hanno ipotizzato che il carotenoide BCX, responsabile dei colori giallo, arancio e rosso di molta frutta e verdura, potesse ridurre la quantità di recettori α7-nAChR sui polmoni e diminuire così la crescita delle cellule tumorali. Per verificarlo hanno iniettato quotidianamente a due gruppi di topi un agente cancerogeno derivato dalla nicotina, ma a uno dei due gruppi è stata somministrata anche una dose giornaliera di BCX. I roditori che hanno ricevuto il carotenoide hanno sperimentato una riduzione del 52-63 per cento nella crescita del tumore del polmone rispetto agli altri. (fonte: ANSA).

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I ragazzi ed il loro consumo calorico.

Quando raggiungono la pubertà, ragazzi e ragazze sperimentano una rapida e inaspettata diminuzione del numero di calorie che bruciano a riposo. Da qui deriverebbe la diffusione del problema del sovrappeso che si registra spesso tra i teenager. Ad affermarlo uno studio pubblicato sul The International Journal of Obesity.

Tra il 2000 e il 2012, il team di ricerca della University of Exeter Medical School, ha analizzato i dati relativi a quasi 350 bambini del Regno Unito. Per ciascuno, ogni sei mesi, tra i 5 e 16 anni, sono stati misurati salute metabolica, misure corporee e attività fisica svolta. Si è così scoperto che il consumo calorico aumenta a partire dai cinque in poi, ma registra un improvviso calo con l’arrivo della pubertà. Al punto che i quindicenni utilizzano da 400 a 500 calorie in meno a riposo al giorno rispetto a quando avevano 10 anni, pari a quante se ne brucerebbero con un’ora di Zumba. Inoltre esercitano meno attività fisica rispetto all’infanzia. Cosa particolarmente sorprendente in quanto si tratta di un periodo di rapida crescita, e la crescita in genere fa consumare molte calorie.

“Potrebbe essere – commenta l’autore principale Terence Wilkin – che nel corso dei secoli ci siamo evoluti per risparmiare calorie, così da averne abbastanza per supportare le modifiche che il corpo deve sostenere durante la pubertà. Ma ora che si hanno sufficienti calorie ogni giorno, il calo del consumo si traduce in aumento di peso in eccesso”. Un aumento che preoccupa le autorità sanitarie, che considerano obesità e problemi collegati, tra le più gravi sfide a livello mondiale. (fonte: ANSA)

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E’ importante cosa e come mangiare.

Masticare il cibo correttamente, non solo aiuta la digestione, ma rafforza il sistema immunitario e aiuta a proteggerci da infezioni di funghi e batteri. E’ la scoperta fatta da un team di ricercatori della University and National Institutes of Health negli Stati Uniti, che ha rivelato come un tipo specifico di cellule immunitarie, i linfociti Th17, viene stimolato proprio quando si mastica.

Il sistema immunitario ha lo scopo di bloccare agenti patogeni nocivi e tollerare la presenza di normali batteri amici. E’ noto che, in questo compito, viene aiutato da una sana alimentazione. Tuttavia, non solo cosa mangiamo, ma anche come mangiamo sembra avere un peso. In altre parti del corpo, come l’intestino e la pelle, la presenza di cellule immunitarie è stimolata dalla presenza di batteri e si era supposto che accadesse così anche nella bocca. I ricercatori hanno invece scoperto che il cavo orale ha un diverso modo di stimolare i linfociti Th17: sono stati infatti in grado di stimolarne un aumento nei topi, semplicemente cambiando la durezza del loro cibo, dimostrando così che la masticazione è stato il fattore determinante. In particolare, ad attivare le cellule Th17 sarebbero i “danni causati dalla abrasione delle gengive derivata dal masticare”, commenta il biologo dell’Università di Manchester Joanne Konkel, primo autore della ricerca pubblicata sulla rivista Immunity. Secondo Konkel “la comprensione dei fattori che regolano l’immunità nella barriera orale potrebbe portare a nuovi modi per curare diverse malattie infiammatorie”. (fonte: ANSA)

 

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Una mela al giorno…

Ricercatori australiani che hanno seguito un gruppo di donne anziane per 15 anni confermano che mangiare una mela al giorno veramente ‘leva il medico di torno’ – come dice il proverbio. Un gruppo di circa 1500 donne di età fra 70 e 85 anni ha risposto a questionari sul consumo di frutta, in una ricerca della Scuola di Medicina e Farmacologia dell’Università del Western Australia. Ed è risultato che chi mangiava una mela al giorno aveva un rischio di morire del 35% minore rispetto a chi non ne mangiava affatto. I ricercatori si sono concentrati sulle mele perché sono tra i frutti più ampiamente consumati, insieme con banane e arance.”Le mele offrono un contributo significativo a fattori dietetici ritenuti importanti per la salute: fibra dietetica, flavonoidi, vitamine come la C, potassio e magnesio”, scrive il responsabile della ricerca, Jonathan Hodgson sul Free Radical Biology and Medicine Journal. I flavonoidi sono una sostanza nutriente contenuta nella buccia delle mele, mentre la fibra è contenuta nella polpa, aggiunge. Vi può tuttavia essere un legame fra le donne che mangiano regolarmente frutta e un loro stile di vita più sano nell’insieme, un fattore di cui lo studio ha tenuto conto, spiega lo studioso. Benché lo studio si sia concentrato sulle mele, è dimostrato che la frutta di ogni genere migliora lo stato di salute. “Abbiamo osservato che altri frutti sono associati con un rischio ridotto di mortalità da malattie cardiovascolari o cancro”, scrive ancora Hodgson. “Le banane in particolare hanno dimostrato di proteggere da malattie cardiovascolari. Quindi incoraggiamo il consumo non solo di mele ma anche di altra frutta”. (fonte: ANSA).

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L’importanza della buona prima colazione.

Il segreto per non invecchiare è una buona prima colazione. Ben vengano quindi nella tavola dell’over 65, uomo o donna che sia, latte, yogurt, spremute o frullati di frutta fresca per reidratare l’organismo dopo il digiuno notturno e poi biscotti, pane e fette biscottate perchè i carboidrati devono costituire circa il 70% del totale. Lo afferma Silvia Migliaccio, nutrizionista e docente dell’Università ‘Foro Italico’ di Roma, in occasione della ricerca ‘Un ritratto dei nuovi senior: generazioni a confronto’ (Osservatorio Senior 2016). Tre i menu consigliati dall’esperta, dal nonno a tempo pieno, al pensionato sportivo a quello più casalingo. Per il senior che svolge un’intensa attività sportiva il menu potrà prevedere 200 g latte intero o uno yogurt anche alla frutta, da 125 g; orzo o caffè a piacere; un cucchiaino di zucchero; 40 g di pane o 4 fette biscottate con 2 cucchiaini di marmellata o miele o di crema di nocciole; una mela o una pera. Di tanto in tanto il pane con la marmellata può essere sostituito da un plumcake, per un totale di circa 400 calorie. Per il nonno a tempo pieno o comunque sempre in movimento tra interessi e passioni, la colazione tipo è composta da 150 g di latte intero o yogurt anche alla frutta da 125 g; orzo o caffè a piacere; un cucchiaino di zucchero; due biscotti secchi o 20 g di cereali da prima colazione; una mela o una pera, per un totale di circa 250 calorie. Per il senior casalingo e sedentario, infine, l’esperta consiglia 150 g di latte parzialmente scremato o uno yogurt anche alla frutta da 125 g (con latte parzialmente scremato); orzo o caffè a piacere; un cucchiaino di zucchero; una fetta biscottata con un cucchiaino di marmellata o di miele o di crema di nocciole; un kiwi o un mandarino, per un totale di circa 200 calorie circa. (fonte: ANSA)

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