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Archive for dicembre 2016

Il cibo spazzatura e le bevande zuccherate.

Il junk food (hamburger, cotolette, wurstel, hot dog, pizza, kebab, patate fritte, bibite, dolci elaborati, cioccolato) e le soda (bevande zuccherate ), mietono vittime soprattutto tra i più indifesi, i bambini, accorciandone le aspettative di vita.
Fa venire i brividi l’ultimo rapporto della World Obesity Federation (WFO) pubblicato su Pediatric Obesity e ripreso dal Guardian, perché delinea una situazione planetaria di cui non sembrano preoccuparsi in molti, professionisti della salute a parte. Il problema dell’obesità, che sta traghettando un’intera generazione verso un futuro di malattia, è sempre più concreto. Solo in alcuni dei paesi più sviluppati sono in atto tentativi sperimentali per  invertire la tendenza, e gli effetti sono ancora tutti da valutare. Il fenomeno è visibile virtualmente in ogni paese.
Entro il 2025 i piccoli in sovrappeso o obesi saranno 49 milioni più di quelli che c’erano nel 2010, e ciò significa un totale di 268 milioni, 91 dei quali obesi, cifre sicuramente sottostimate a causa della difficoltà di raccolta dei dati  in alcuni paesi.
Sulle cause, la WFO sembra avere pochi dubbi: junk food e soda, come ha spiegato Tim Lobstein, responsabile delle politiche della WFO e coautore del rapporto: “Non si può sostituire l’acqua contaminata con la Coca-Cola o un pasto nutriente ed equilibrato con noodles arricchiti di additivi, così come non si può sostituire l’allattamento materno con con latte artificiale zuccherato, e poi aspettarsi che i bambini crescano sani”. E non è tutto. Tra le cause, Lobstein cita la scarsa diffusione dell’attività fisica e la scarsa informazione. Non a caso, negli ultimi anni, si sono diffuse, in maniera esponenziale, molte delle principali catene internazionali di junk food, da quelle di hamburger a quelle di pizza.
Secondo Lobstein e la WOF tutti i governi dovrebbero intraprendere azioni molto decise, che vanno dall’imposizione di limiti severi volti a ridurre il consumo di junk food e soda tra i bambini, al sostegno alle scuole, affinché promuovano abitudini di vita e regole alimentari sane, e controllino l’effetto delle politiche adottate, se necessario introducendo le opportune modifiche, al fine di renderle più efficaci.(fonte:ilfattoalimentare.it)

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L’uso moderato di alcol non fa male.

Una birra piccola, anche quotidianamente, può aiutare a preservare il colesterolo ‘buono'(Hdl) nel tempo.
Questo il messaggio che arriva dai risultati di uno studio americano, della Pennsylvania State University, condotto in Cina e presentato da Shue Huang alle American Heart Association’s Scientific Sessions 2016.
Secondo i risultati dello studio, infatti, un consumo moderato di alcol, in particolare birra, può rallentare il declino del colesterolo ‘buono'(Hdl) con benefici per la salute, come la possibile prevenzione di problemi cardiovascolari anche gravi. Gli studiosi hanno preso in esame 80mila adulti cinesi, considerando il consumo di alcol riferito e i livelli di colesterolo ‘buono’ per più di sei anni. I livelli risultavano diminuiti in tutti i partecipanti allo studio, ma in coloro che facevano un consumo moderato di alcol (uomini che bevevano una o unità di alcol al giorno e donne che ne consumavano mezza al giorno) la diminuzione era più lenta. I ricercatori hanno quindi esaminato se i benefici dipendessero dal tipo di alcol consumato. Hanno trovato livelli di colesterolo ‘buono’ Hdl diminuivano più lentamente con un consumo moderato di birra.(fonte: ANSA)

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L’ ortoressia è il nuovo disturbo da paura di cibi industriali.

“In relazione agli studi fatti sul rapporto tra invecchiamento, neoplasie in generale e consumo di prodotti animali, ci si è resi conto che tutto ciò ha portato ad una sorta di deriva veganiana: è diventata un’ossessione per molte persone andare alla ricerca solo di cibi vegetali, di cibi biologici, di cibi che non contengano alcun prodotto industriale”.

Parla così lo specialista Ezio Camillo Di Flaviano, primario del reparto di Riabilitazione alimentare del Policlinico di Abano Terme (Padova), della presenza di nuovi disturbi come l’ortoressia, ovvero la sindrome caratterizzata dall’ossessione di un’alimentazione sana. Oltre ai sofferenti di bulimia e anoressia, ora ci sono anche gli ortoressici. “Non dimentichiamo che la vita media qualche anno fa era molto più bassa di adesso.

È vero che aumentano anche le malattie dell’anziano. Questa pressione che c’è stata al pericolo dei cibi che possono essere la carne e i derivati del latte e i formaggi, ha portato un po’ alcune persone ad ossessionarsi a questo pericolo e a sviluppare una nuova forma di disturbi alimentari, parliamo di disturbi ortoressici – ha spiegato Di Flaviano – cioè della paura, della preoccupazione che queste persone hanno di assumere cibi non biologici, quindi la ricerca continua, l’investimento anche economico nell’arco della giornata per individuare solo prodotti biologici, quindi un’analisi dettagliata, scrupolosa, ossessiva delle etichette, una spesa anche a volte economica superiore alle possibilità pur di poter consumare solo cibo bio”. Questo nuovo disturbo alimentare, secondo l’esperto, “sembra molto diffuso, soprattutto in alcune aree geografiche e si attesterebbe intorno al 15 per cento dei disturbi alimentari in generale, per esempio in aree come Firenze, Roma, Milano, cioè nelle grandi città dove sicuramente la paura dell’inquinamento è maggiore che nella provincia italiana”.(fonte:ANSA)

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Gli alimenti e la buona attività cerebrale.

Mangiare carote, cavolo riccio e patate dolci potrebbe essere un’arma di contrasto semplice ed efficace per mantenere una buona attività cerebrale e contrastare l’insorgere della demenza. Merito dei carotenoidi, di cui questi alimenti sono ricchi e che sono le sostanze che danno loro un colore brillante. In particolare, tra questi luteina e zeaxantina.
A suggerirlo uno studio della University of Georgia, negli Usa, pubblicato sulla rivista Journal of the International Neuropsychological Society. Gli studiosi hanno preso in esame 40 adulti tra i 65 e gli 86 anni, esaminandone l’attività cerebrale con una risonanza magnetica mentre tentavano di ricordare abbinamenti di parole che avevano appreso in precedenza. Dai risultati è emerso che i partecipanti con livelli più bassi di luteina e zeaxantina dovevano usare più energia cerebrale e fare affidamento in maniera più pesante su diverse aree del cervello per ricordare gli abbinamenti di parole appresi, mentre coloro che avevano livelli più elevati di questi due carotenoidi erano in grado di minimizzare la quantità di attività cerebrale necessaria per completare l’operazione. In altre parole, erano più “efficienti” dal punto di vista della funzionalità dei neuroni. s Servono altri studi per approfondire ulteriormente il risultato ma secondo Stephen Miller, uno degli autori dello studio, si potrebbe arrivare potenzialmente a usare “integratori alimentari o cambiamenti nella dieta, per poter facilmente intervenire e potenzialmente migliorare le funzioni cognitive negli over 65”.(fonte: ANSA)

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La dieta che ti fa stare bene è quella mediterranea.

La bilancia spaventa molti, ma quando si tratta di mettersi a dieta l’80% abbandona l’impresa.
La dieta Mediterranea, tuttavia, potrebbe essere la dieta da seguire tutta la vita, perche’ varia grazie alle specifiche qualita’ di pasta, fibre e olio d’oliva di valorizzare le verdure, e’appagante e facilita la digestione. Lo ha detto al Fens, 11/mo congresso europeo sulla nutrizione Marta Garaulet Aza, nutrizionista dell’universita’ della Murcia nell’ambito di un incontro promosso dall’International Pasta organization (Ipo) e dalla fondazione Oldways, con sede a Boston (Usa).
Molti spesso, commettono l’errore, per velocizzare la perdita di peso, di seguire diete iperproteiche, che, se non adeguatamente controllate e monitorate scrupolosamente, fanno ridurre l’assorbimento del calcio e comportano, secondo i dati presentati al Fens di Madrid, fastidiose complicanze: il 70% soffre di alitosi, il 54% ha mal di testa, e il 10%
denuncia perdite di capelli.
La dieta mediterranea che si dimostra efficace nel prevenire l’obesita’, abbassare l’indice glicemico e stimolare la termogenesi, ha anche un buon grado di accettazione psicologica in chi ha deciso di mettersi a regime alimentare. Una dieta mediterranea bilanciata, con sufficienti carboidrati complessi, pasta inclusa, e’ percio’ una scelta congrua per perdere peso e sentirsi bene, in particolare in piani a lungo termine.
(fonte: ANSA)

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