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Archive for novembre 2016

L’importanza della prima colazione, del ferro e dei carboidrati contro la depressione.

Un’alimentazione corretta può esser utile a combattere la depressione.
Lo afferma l’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano, che ha indagato le abitudini alimentari di 500 persone dai 18 ai 55 anni, confrontandole con i parametri stabiliti dai nutrizionisti per combattere la depressione.
Nello studio si è indagata in particolare la suddivisione dei pasti nella giornata ed è emerso che quasi il 15% degli uomini e il 10% delle donne non fa la prima colazione. “Che al contrario è fondamentale – affermano gli esperti – per mantenere un livello adeguato di energia durante la giornata e il buonumore”.
E’ stato valutato anche l’apporto di tè, scarsissimo nella popolazione italiana: più del 50% degli intervistati non lo beve mai. Il 15% degli intervistati non consuma mai caffè, mentre il 46% arriva ad utilizzarne almeno 2-3 tazze al giorno. Secondo gli esperti, “la caffeina influisce sul metabolismo migliorando temporaneamente la concentrazione, la sonnolenza, spesso tipica di chi è depresso e l’energia in generale. E’ consigliata prevalentemente al mattino, quando la depressione è in genere più sintomatica e va evitata la sera per prevenire l’insonnia”.
Anche l’introduzione di minerali e vitamine è stato valutato ed è emerso che l’apporto giornaliero di ferro è di 14 mg per uomini e donne, ma i fabbisogni consigliati (circa 18 mg, soprattutto in età fertile) non vengono soddisfatti, soprattutto per le donne. “E il ferro – dicono gli esperti – è un minerale importante per portare sangue al cervello e sembra avere una correlazione diretta con la depressione, insieme con Zinco e Selenio, che modulano la trasmissione degli impulsi nervosi mentre la loro assenza provoca depressione.
I carboidrati poi, sono indispensabili se si vuole avere un buon umore. Sono la fonte di energia preferita dal corpo umano e aumentano i livelli di serotonina, però solo 1/3 degli intervistati utilizza alimenti integrali almeno due volte al giorno: questi ultimi sarebbero da preferire. Cereali integrali come pane, pasta e riso integrale, sono assorbiti lentamente, mantenendo i livelli di energia e di zucchero nel sangue stabili, e stabilizzano l’umore. (fonte: ANSA)

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Un elisir di lunga vita…

Una sostanza presente in molti cibi – da legumi a formaggi stagionati e cereali integrali – chiamata spermidina – allunga la vita e riduce il rischio di malattie cardiovascolari.
Sono i risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Medicine e condotta da Guido Kroemer della Equipe 11 Labellisée Ligue Contre le Cancer, a Parigi insieme a colleghi dell’università di Graz in Austria.
Lo studio è stato esteso anche a 800 individui del comune di Brunico in cui il consumo di cibi ricchi di spermidina è risultato associato a minor rischio cardiovascolare e pressione alta.
La spermidina non è nuova agli scienziati a caccia di un ‘elisir di lunga vita’, infatti in precedenti studi su animali più semplici (lieviti, moscerini e vermi) la molecola aveva già dimostrato i suoi effetti sulla longevità.
In questo nuovo lavoro gli esperti hanno aggiunto spermidina all’acqua di topolini, iniziando l”integrazione’ dietetica quando i topi erano già grandi, corrispondenti a individui di 45-50 anni. La spermidina allunga la vita degli animali e mostra effetti cardioprotettivi, aumentando anche la funzionalità del cuore in topolini anziani.
Infine gli esperti hanno stimato la quantità di spermidina nella dieta di circa 800 persone e visto che a consumi più elevati di questo nutriente corrisponde un minor rischio di insufficienza cardiaca e altre malattie cardiovascolari e un minor rischio di pressione alta, specie tra i maschi.
Ci sono insomma tutti i presupposti, concludono gli autori, per allestire studi clinici più rigorosi per studiare l’azione di questo composto. (fonte: ANSA)

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Pane, pizza e pasta.

Non sono alimenti da temere, basta conoscerli e imparare a “gestirli”. Come molti sanno, pane, pizza e pasta contengono carboidrati, cioè nutrienti che forniscono energia e influenzano i livelli di glucosio (zucchero) nel sangue. Secondo la Società Italiana di Diabetologia (SID), la quantità di carboidrati ingeriti durante la giornata dovrebbe essere compresa tra il 45 e il 60% delle kcal totali assunte durante la giornata.
I carboidrati sono quindi un elemento fondamentale della dieta delle persone anche con diabete, e al momento non esistono dati scientifici per suggerire l’uso di diete a bassissimo contenuto di carboidrati (meno di 130 grammi al giorno). Anche la qualità dei carboidrati è importante, perché i diversi cibi che li contengono condizionano diversamente la glicemia dopo i pasti. Pane, pizza e pasta sono costituiti da carboidrati complessi, in genere preferibili a quelli semplici (come lo zucchero che mettiamo nel caffè). È però necessario fare alcune distinzioni tra questi alimenti, perché sono preparati in modi diversi, presentano un differente indice glicemico, e vantano numerose varianti che a volte rendono le cose più complicate, specie per la pizza.
In generale, quando possibile, andrebbero preferiti pane e pasta integrali, perché contengono fibre che rallentano l’assorbimento dei carboidrati e aiutano a evitare che la glicemia aumenti troppo rapidamente. Non è facile, purtroppo, trovare pizze preparate con farina integrale. Oltre all’indice glicemico (cioè la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un alimento; è considerato basso se ≤55 e alto se ≥70), nella scelta tra i vari tipi di pane, pizza e pasta è importante prendere in considerazione anche l’apporto calorico (legato sia a quantità che composizione del cibo) e la “qualità”, dipendente dai macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi contenuti nel cibo). (fonte: Glunews-Diabetes network)

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Il “bene” dei prodotti ittici in età avanzata.

Gli anziani non dovrebbero mai dimenticare di portare piatti di pesce a tavola, infatti mangiare prodotti ittici almeno una volta a settimana in quella fascia d’età rallenta il declino cognitivo e della velocità di ragionamento. Lo rivela una ricerca condotta presso la Rush University Medical Center e l’Università di Wageningen in Olanda e pubblicata sulla rivista Neurology.

I ricercatori hanno coinvolto 915 anziani di 81,5 anni in media e ne hanno seguito lo stato di salute e la riduzione delle abilità cognitive nel corso di alcuni anni. All’inizio dello studio le abilità cognitive (memoria, velocità di ragionamento, senso di orientamento) sono state analizzate in ciascun partecipante. I medesimi test sono stati poi ripetuti a distanza di cinque ani per vedere se e in che misura gli anziani avevano sofferto di declino cognitivo nel tempo. Il campione è stato diviso in gruppi a seconda dei livelli settimanali di consumo di pesce. E’ emerso che mangiare pesce almeno una volta a settimana preserva l’anziano dal declino in diverse sfere della cognizione tra cui la memoria e la velocità di ragionamento.

Gli effetti protettivi del pesce, ipotizzano i ricercatori, sono mediati dai grassi omega-3 che questa tipologia di alimento contiene (specie pesci come tonno, salmone).(fonte: ANSA)

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Sonnolenza dopo i pasti?

La sonnolenza dopo pranzo, soprattutto quando si è mangiato molto? Colpa di troppe proteine e sale nel cibo, e ovviamente della quantità di alimenti che si consumano. A dimostrarlo uno studio, svolto sui moscerini della frutta, dello Scripps Research Institute, negli Stati Uniti, pubblicato su eLife. Come accade nell’uomo, anche per questi piccoli insetti un pasto molto abbondante porta sonnolenza.
Gli studiosi hanno ideato un sistema denominato CAFE, che consente il monitoraggio visivo del consumo di cibo e del movimento degli animali. Le registrazioni del comportamento dei moscerini della frutta hanno evidenziato che, dopo aver mangiato un pasto, questi animaletti dormivano prima di tornare a un normale stato di veglia. Il periodo di sonno generalmente durava da circa 20 a 40 minuti, con gli insetti che si nutrivano di porzioni più grandi del solito che dormivano di più. Per determinare se singoli nutrienti potessero modulare il sonno post-pranzo, il team ha nutrito gli animaletti con cibo costituito da proteine, sale o zucchero. È emerso che solo le proteine eil sale portavano a dormire dopo aver mangiato, un elemento importante perché suggerisce che questo tipo di sonno, che generalmente non ha una durata lunghissima perché è più un ‘pisolino’, può essere regolato anche tramite specifici alimenti. Gli studiosi hanno anche scoperto che dei circuiti cerebrali sono sensibili all’orologio interno del moscerino della frutta, riducendo la sonnolenza post-pasto solo intorno al tramonto. Considerando tutti questi risultati insieme, il team conclude che la sonnolenza post-pasto può essere regolata in molti modi diversi in moscerini ed esseri umani. (fonte: ANSA).

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I cibi e il sale.

Il 75% del sale che si consuma è ‘invisibile’, contenuto in cibi qualche volta insospettabili.
“Siamo ancora molto lontani dal raggiungere l’obiettivo posto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di un consumo individuale di sale non superiore a 5 grammi al giorno (corrispondenti a 2 grammi di sodio) – afferma la Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu)-. Il consumo tipico di un italiano adulto è oggi invece vicino ai 9 grammi e in molti casi li supera ampiamente”.

In alcune regioni del sud, spiega la Sinu, il consumo supera gli 11 grammi al giorno. I cibi a più alto contenuto di sale nascosto, spiegano gli esperti, sono pane, prodotti da forno, prodotti caseari e salumi, mentre un’indagine in Inghilterra ha trovato valori molto alti anche nei prodotti già pronti e, ad esempio, nei corn flakes. Dimezzare l’assunzione di sale da 10 a 5 grammi al giorno, spiega il Gruppo di lavoro Intersocietario per la Riduzione del Consumo di Sodio in Italia riduce del 23% il rischio di ictus e del 17% il rischio di malattie cardiache.

“Ecco perchè è importante leggere le etichette e preferire prodotti che contengano una quantità di sale inferiore a 0,3 grammi per 100 g”. (fonte: ANSA)

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Un’alimentazione varia ed equilibrata è alla base di una vita in salute.

L’organismo umano ha bisogno di tutti i tipi di nutrienti per funzionare correttamente. Alcuni sono essenziali a sopperire il bisogno di energia, altri ad alimentare il continuo ricambio di cellule e altri elementi del corpo, altri a rendere possibili i processi fisiologici, altri ancora hanno funzioni protettive.
Per questa ragione l’alimentazione deve essere quanto più possibile varia ed equilibrata.
Grano, mais, avena, orzo, farro e gli alimenti da loro derivati (pane, pasta, riso) apportano all’organismo, principalmente, carboidrati, che rappresentano la fonte energetica principale dell’organismo, meglio se consumati integrali.
Frutta e ortaggi sono una fonte importantissima di fibre, elemento essenziale nel processo digestivo, e sono inoltre ricchi di vitamine e minerali, essenziali nel corretto funzionamento dei meccanismi fisiologici. Contengono, infine, antiossidanti che svolgono un’azione protettiva.
Carne, pesce, uova e legumi hanno la funzione principale di fornire proteine, partecipano, quindi, alla “costruzione” delle diverse componenti del corpo e sono componenti della risposta immunitaria.
Latte e derivati sono alimenti ricchi di calcio, un minerale essenziale nella costruzione delle ossa.
L’acqua è indispensabile per lo svolgimento di tutti i processi fisiologici e delle reazioni biochimiche che avvengono nel corpo, svolge un ruolo essenziale nella digestione, nell’assorbimento, nel trasporto e nell’impiego dei nutrienti.
È il mezzo principale attraverso cui vengono eliminate le sostanze di scarto dei processi biologici. (fonte: Ministero della Salute)
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No alla dieta “fai da te”.

La dieta Mediterranea, sempre presente quando si parla di corretta nutrizione e prevenzione di tumori e di malattie cardiovascolari, è insidiata da un diffuso ‘fai da te’. Inflazionata ma poco applicata, “tutti ne parlano ma pochi sanno realmente in che consiste. Servono linee guida scientifiche”. E’ l’allarme che arriva dai biologi nutrizionisti, ascoltati in Commissione Agricoltura del Senato, dove è in esame un disegno di legge che prevede la promozione della dieta mediterranea anche attraverso l’istituzione di una Giornata nazionale, un marchio, un fondo e un comitato scientifico incaricato della tutela.

“Riscontriamo carenza di informazione sul concetto di dieta mediterranea, spesso evocata più come costume che non come corretto percorso nutrizionale”, ha detto Ermanno Calcatelli, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, che come i medici hanno anche la qualifica di ‘nutrizionisti’.

Molte le “insidie di un’applicazione fai da te”, in primis “l’uso frequente di carboidrati complessi” e “di cibi semilavorati che utilizzano coloranti, grassi animali, antiossidanti, acidificanti, condimenti non di prima qualità”.

Ma anche il tipo di cottura fa la differenza. “Serve a poco mangiare tanta verdura se viene bollita e ripassata, perché la perdita di nutrienti è significativa”.(fonte: ANSA)

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La pasta scotta fa ingrassare più della pasta al dente.

Linea a rischio per chi mangia la pasta scotta. Non solo, alla lunga, l’abitudine a una cottura prolungata mette in pericolo anche la salute dei vasi sanguigni. Colpa del piu’ rapido assorbimento dei carboidrati che provoca l’aumento della glicemia nel sangue dopo il pasto. ”Una cottura eccessiva – ricorda il professor Pietro Antonio Migliaccio, nutrizionista e docente di scienza dell’Alimentazione – oltre a mortificare il palato, puo’ creare anche seri fastidi”.

La cottura al dente e’ consigliata in particolare alle persone che hanno gia’ valori di glicemia alterati e a chi e’ in sovrappeso. ”Un recente studio statunitense ha messo la pasta sul banco degli imputati, perche’ colpevole di provocare un picco glicemico dopo il pasto”, ha aggiunto l’esperto che ha partecipato ieri sera alla lezione teorica-pratica ‘La salute vien mangiando’, organizzata a Roma dall’azienda farmaceutica Merck Sharp e Dohme presso la Citta’ del Gusto Gambero Rosso. ”I ricercatori americani, pero’, hanno studiato gli effetti della pasta scotta, come si usa oltreoceano”. I rischi, invece, possono essere facilmente evitati ”mangiando secondo tradizione. La pasta al dente – ha concluso Migliaccio – si assorbe molto piu’ lentamente e i carboidrati vengono usati dall’organismo gradualmente”. Gli zuccheri quindi vengono ‘consumati’ in tempi piu’ lunghi senza creare inutili depositi e senza alterare i valori del sangue. (fonte: Adnkronos/Adnkronos Salute)

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Gli alimenti fonte di eterna giovinezza

Nella lotta alle rughe e per proteggersi dagli effetti dannosi dei raggi Uv sulla pelle alle armi tradizionali, come le creme mediche o cosmetiche, potrebbero aggiungersi pomodori, cavoli e spinaci. Come alimenti o magari sotto forma di integratori. La chiave sta in due antiossidanti che contengono, il licopene e la luteina. È quanto emerge da una ricerca del Leibniz Research Institute for Environmental Medicine, in Germania, pubblicata sul British Journal of Dermatology. Gli studiosi hanno preso in esame la pelle di 65 persone, divise in due gruppi: il primo ha assunto un supplemento chiamato Tnc (tomato nutrient complex),messo a confronto con un placebo, il secondo invece luteina sempre con le stesse modalità. All’inizio e alla fine di ogni fase di trattamento di 12 settimane la pelle è stata esposta a due tipi di raggi ultravioletti, UVA1 e UVA / B in un processo noto come irradiazione, con biopsie, cioè il prelievo di un campione di tessuto, effettuate 24 ore dopo. Dai risultati è emerso che in coloro che non avevano ricevuto il licopene o la luteina vi era un’espressione aumentata di alcuni geni ‘indicatori’ legati alla rugosità della pelle e all’infiammazione, due effetti collaterali comuni causati dai danni del sole. Al contrario, l’espressione di questi geni risultava significativamente ridotta in chi aveva assunto uno dei due antiossidanti. Gli studiosi ritengono che in futuro questo potrebbe portare allo sviluppo di integratori specifici e sottolineano al contempo che comunque gli antiossidanti non sostituiscono la protezione solare ma sono un’altra arma di difesa.(fonte: ANSA)

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